Camminare nei giardini di Villa Medici e incontrarla: un’enorme testa di bronzo che emerge dal prato, silenziosa e imperiosa, a pochi passi dal gruppo scultoreo che evoca il mito di Niobe. Niobe, la regina orgogliosa che osò credersi superiore agli dèi, condannata a piangere per l’eternità dopo che Apollo e Artemide le uccisero i quattordici figli. La pietra piange ancora, e il bronzo di Pol Taburet le risponde attraverso i secoli. È questo il potere di Paranoia as a Method, la mostra dell’artista parigino in programma a Villa Medici dal 16 maggio al 15 luglio 2026, nell’ambito del quarantesimo appuntamento del ciclo Art Club.

Sculture, disegni e dipinti di grande formato realizzati durante la residenza di Taburet alla Villa nel marzo-aprile scorso abitano ora i giardini, le logge, la gipsoteca e i saloni di una delle dimore storiche più straordinarie di Roma. E il dialogo che si instaura tra la creazione contemporanea e il patrimonio del luogo è qualcosa di raro e necessario.
1. Perché il dialogo tra l’opera e il luogo è qualcosa di unico
Non capita spesso di vedere un’opera contemporanea che non si limita a stare in uno spazio storico, ma lo interroga. Pol Taburet ha trascorso settimane a Villa Medici, ha respirato i suoi giardini, ha guardato quelle statue di gesso che riproducono i Niobidi degli Uffizi, calchi realizzati alla fine degli anni Settanta dallo scultore e borsista Michel Bourbon, e da quella convivenza ha fatto nascere qualcosa di nuovo.

La sua testa di bronzo emergente dal prato non è un intruso: è una risposta. Una voce che si aggiunge al coro della tragedia di Niobe, quel momento in cui la superbia umana incontra la punizione divina e si trasforma in pietra, in lacrime, in silenzio eterno. Taburet lavora in questa stessa zona di confine: le sue figure sono ibride, sospese tra l’umano e l’animale, tra la vita e la morte, tra un giorno che inizia e uno che non è mai davvero finito.
Il cuore di Villa Medici, la sua storia, i suoi ospiti, i suoi giardini, diventa così parte integrante dell’opera stessa.
2. Perché Taburet trasforma l’inquietudine in metodo
Paranoia come metodo. Il titolo dice tutto e non dice niente, come le migliori epigrafi. Lo scrittore Matthieu Peck, che ha accompagnato con la sua penna questa nuova produzione, descrive qualcosa che molti di noi riconoscono: quei pensieri fugaci e ostinati che precedono i nostri movimenti, le azioni ordinarie che improvvisamente si rivoltano contro di noi, gli spazi che si chiudono attorno senza preavviso.

Pol Taburet, nato nel 1997 e diplomato all’École Nationale Supérieure d’Arts di Parigi-Cergy, lavora in modo istintivo: le forme e i loro significati affiorano durante il processo creativo, come se la tela o il bronzo sapessero già dove andare e lui si limitasse ad accompagnarli. Il risultato è un’arte che ha una dimensione spirituale profonda e vissuta, lontana da qualsiasi esercizio intellettuale fine a sé stesso.
L’inquietudine, qui, non è un difetto da correggere. È una disciplina. Il sospetto è un modo di comporre. E questo ribaltamento, trasformare ciò che ci tormenta in strumento di conoscenza, è forse la cosa più onesta che un artista possa fare.
3. Perché è un’occasione per (ri)scoprire Villa Medici
Villa Medici è una di quelle istituzioni che i romani tendono a dare per scontate e i turisti spesso sorvolano. Eppure l’Accademia di Francia a Roma è un luogo straordinario: le sue collezioni, i suoi giardini, la sua storia come crocevia di artisti, pensatori e borsisti attraverso i secoli meriterebbero ben più attenzione.

La mostra di Taburet è inserita nel percorso delle visite guidate, il che significa che si entra in contatto con l’arte contemporanea senza che questa venga separata artificialmente dal contesto che l’ha generata. E poi c’è la straordinaria collezione di alberi di limone che punteggia i giardini: varietà diverse, dai piccolissimi ai monumentali, alcuni con frutti a forma di pera, ciascuno con la propria storia silenziosa. Un dettaglio che sfugge a chi passa di fretta, e che invece vale da solo il biglietto. C’è più di un motivo per attraversare il cancello di Viale della Trinità dei Monti e concedersi qualche ora di bellezza inaspettata.
Il programma Art Club, giunto al suo quarantesimo appuntamento sotto la guida del curatore Pier Paolo Pancotto, ha ospitato negli anni artisti come Giuseppe Penone, Caroline Mesquita, Guglielmo Castelli ed Eva Jospin. Un curriculum che parla da solo.
Il voto dello Spettatore Curioso
⭐⭐⭐⭐ (4/5)
Un’opera che rispetta il luogo senza esserne sopraffatta, e un artista che trasforma il proprio disagio esistenziale in qualcosa di universalmente riconoscibile. Da non perdere.
Scheda tecnica
Titolo: Paranoia as a Method
Artista: Pol Taburet
Curatore: Pier Paolo Pancotto
Sede: Villa Medici – Accademia di Francia a Roma, Viale della Trinità dei Monti 1, Roma
Date: 16 maggio – 15 luglio 2026
Ciclo: Art Club #40
Info:www.villamedici.it | +39 06 67611
Biglietti: nell’ambito delle visite guidate alla Villa
Viva l’arte.
