Mi chiamo Claudio Boglione e per quasi vent’anni ho fatto il CEO di un’azienda dolciaria che esportava in trentacinque paesi. Riunioni, bilanci, joint venture in Romania, Thailandia, Giordania. Un lavoro che amavo, fatto di numeri e di persone.
Nulla a che vedere con il mondo dell’arte e degli spettacoli.
Qui tutto è cominciato quando, un giorno, mi sono rotto il tendine d’Achille. Sciando, naturalmente.
Perché la montagna è la mia passione da sempre, da bambino sugli sci con la famiglia piemontese, poi le camminate, lo scialpinismo e, più di recente, l’arrampicata. Quegli spazi aperti, quella fatica che ha un senso, quel silenzio che la neve porta con sé.
È strano come certi fermi forzati rivelino cose che il movimento continuo tiene nascoste.
Costretto al riposo dopo l’operazione al tendine, il tempo si è improvvisamente dilatato e lì ho cominciato a scrivere di cinema per un portale romano. Era un passatempo, una valvola di sfogo. È diventata un’altra vita. Quando i percorsi si sono separati, le sale stampa continuavano a invitarmi. Ho capito che qualcosa si era costruito, quasi senza accorgermene. Ho dato a quel qualcosa un nome e una casa: spettatorecurioso.com.
Il nome dice già tutto, o quasi. Non sono un critico cinematografico nel senso accademico del termine. Non ho studiato semiotica del film né frequentato corsi di storia del cinema. Ho studiato management, ho vissuto d’impresa, ho imparato a guardare le persone, nei mercati internazionali come nei corridoi di un’azienda, cercando di capire cosa le muove davvero. È questo sguardo che porto in sala. Mi interessano le storie che lasciano qualcosa. I film che parlano di scelte difficili, di amori perduti, di nostalgia, di quella zona grigia in cui non si è né eroi né cattivi ma semplicemente umani. Mi interessano gli spettacoli teatrali che osano, le mostre che fanno vedere il mondo in modo diverso, i concerti che toccano qualcosa di antico dentro di te. Da Roma, dove sono cresciuto, figlio di una famiglia piemontese trapiantata nella capitale, seguo il cinema con gli occhi di chi ama le storie prima ancora delle immagini. Ogni anno ai grandi festival, dalle anteprime stampa ai teatri del centro, cerco quel momento preciso in cui qualcosa sullo schermo o sul palco si accende e smette di essere arte per diventare vita.
Questo sito ha oggi centinaia di articoli pubblicati, tra cinema, teatro, mostre e musica. Non scrivo di tutto. Scrivo di ciò che mi ha colpito abbastanza da volerlo raccontare. Ogni pezzo è costruito attorno a tre motivi, tre ragioni concrete per cui vale la pena fermarsi, prestare attenzione, dare una chance a qualcosa che forse non era nei tuoi piani. Perché credo che il bello non si imponga mai da solo: va cercato, riconosciuto, e a volte indicato a qualcuno che stava per passarci accanto senza vederlo. Se seguite anche i canali social dello Spettatore Curioso, sapete già che qui dentro non c’è solo il cinema. Tra una recensione e l’altra trovate resoconti di scialpinismo sugli appennini, discese fuori pista sulle Alpi Cozie, camminate in Alta Savoia. Non è una contraddizione: è la stessa cosa vista da angolazioni diverse. In sala come in montagna, cerco qualcosa che valga la fatica di arrivare fin lì.
Sono uno spettatore curioso. E questa, alla fine, è la cosa di cui vado più fiero.
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Se invece volete sapere qualcosa in più su di me, ecco una bella intervista della mia amica la giornalista Eleonora De Nardis:
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