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3 motivi per… scoprire Andrea Pazienza al MAXXI– RECENSIONE mostra

“Non sempre si muore” — la mostra che restituisce un genio alla sua giusta altezza

Scoprire Andrea Pazienza al MAXXI– recensione mostra: c’è un momento, nella mostra Andrea Pazienza. Non sempre si muore al MAXXI, in cui ti fermi davanti a un quaderno d’infanzia e capisci tutto. Non stai guardando un fumettista. Stai guardando un bambino che ha disegnato il giorno del suo funerale a quindici anni, e che a trentadue era già leggenda. La mostra, curata da Giulia Ferracci e Oscar Glioti, aperta dal 24 aprile al 27 settembre 2026 in Galleria 5, è il secondo capitolo di un progetto che ha debuttato al MAXXI L’Aquila, e arriva a Roma con la forza di qualcosa di necessario. Tre ore di visita che sembrano un viaggio. Tre motivi per non mancare.

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Un progetto in due atti

La mostra al MAXXI di Roma non nasce da sola. È il secondo capitolo di un progetto espositivo unitario, curato sempre da Giulia Ferracci e Oscar Glioti, che ha preso avvio al MAXXI L’Aquila dal 6 dicembre 2025 con il titolo Andrea Pazienza. La matematica del segno. Lì il focus era sugli anni di formazione: oltre 300 lavori tra disegni infantili, tavole a china, acquerelli e composizioni a pennarello che raccontano come Pazienza abbia costruito il suo linguaggio, il segno come nucleo generatore, grammatica grafica flessibile tra pittura e fumetto, tra controllo e improvvisazione. Una sezione speciale era dedicata a Convergenze, la galleria pescarese che nel 1973 ospitò la sua prima mostra personale, testimonianza del legame profondo con l’Abruzzo.

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La mostra romana raccoglie l’eredità aquilana e la porta a compimento: se L’Aquila indagava le radici del linguaggio, Roma ne esplora la fioritura, i personaggi, le storie, la vita. Le due tappe si completano a vicenda, e chi le ha viste entrambe ha avuto il privilegio di un ritratto integrale. Per chi arriva solo adesso, il MAXXI di Roma è comunque un punto di arrivo sufficiente: ma sapere da dove viene questo percorso aggiunge profondità a ogni tavola.

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1. La profondità di un archivio che non ti aspetti

Pensavi di venire a vedere fumetti. E invece ti ritrovi immerso in una vita.

Al centro della mostra ci sono oltre cinquecento tavole originali, Pentothal, Zanardi, Pompeo, Pertini, ma soprattutto cassetti mai aperti prima: quaderni d’infanzia, lettere agli amici, lettere ai genitori, poesie, prose inedite. Documenti che non sono accessori alla mostra: sono il cuore pulsante. Da questi materiali emerge la mappa di una creatività straordinaria, formatasi a Bologna tra il DAMS, i moti del ’77, l’eroina, l’utopia e la disillusione. Pazienza non era solo un disegnatore di talento fuori scala: era un osservatore feroce e tenero al tempo stesso, capace di fondere autobiografia e storia collettiva con una precisione che oggi chiameremmo graphic journalism, ma che lui inventava mentre lo faceva, senza modelli.

A completare il quadro, una vasta selezione di materiali d’archivio, fotografie, filmati in super 8, registrazioni audio, che restituiscono il contesto comunitario e sovversivo in cui le opere di Pazienza sono state concepite. Le sale esplorano ogni fase: gli anni di Cannibale e Il Male, la nascita di Pentothal come alter ego e diario politico, i personaggi minori, Francesco Stella su tutti, che sembrano avere vite proprie anche fuori dalla pagina. Il percorso tra parola e immagine, tra taccuino e tavola finita, restituisce la sensazione rarissima di assistere al processo creativo di un artista mentre ancora accade.

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2. Il murale di Napoli: un capolavoro salvato dal tempo

È la primavera del 1987. Alla Fiera del Fumetto di Napoli, ospitata nella sede dell’Ente Autonomo Mostra d’Oltremare, Pazienza è tra gli ospiti più attesi. La performance del 2 maggio è presentata come “un disegno a sorpresa”. Gli organizzatori, però, devono fare i conti con il lato imprevedibile dell’artista: Pazienza si reca nell’albergo sbagliato, svuota il minibar, allaga il bagno.

Quando arriva davanti al muro bianco, ogni perplessità si dissolve.

Armato di un barattolo di vernice nera e un grosso pennello, senza nessun disegno preparatorio, in appena tre ore realizza un murale monumentale: otto metri di larghezza per due metri e mezzo di altezza. È una venatio — una lotta tra guerrieri e animali ambientata in un’antichità classica che proprio in quel momento stava appassionando Pazienza. Emergono il profilo di un guerriero a cavallo, un leone dalla folta criniera, un fante che scaglia una lancia, un uomo a terra paralizzato dal terrore, bestie e soldati sullo sfondo. L’opera — nota come Battaglia tra uomini e animali — non ha un titolo ufficiale, ma ha una coerenza visiva perfetta che solo nella mente di Pazienza esisteva già prima di toccare il muro.

Non è un dettaglio secondario che questo interesse per l’antico accompagnasse gli ultimi mesi della sua vita: poco dopo il murale, Pazienza avrebbe iniziato Astarte, la storia del cane da guerra di Annibale, rimasta incompiuta alla sua morte. Un primo vero tentativo di cercare ispirazione non nella strada, ma nelle letture, negli studi, in un segno meticoloso e senza sbavature. Il murale di Napoli ne è il preludio visivo, realizzato con la stessa libertà assoluta.

Gli elementi simbolici non sono decorativi: l’avvoltoio in basso è presagio di morte, il teschio sotto il corpo dell’uomo abbattuto è un memento mori classico reinterpretato con gesto rapido e sicuro. Negli anni seguenti il murale era rimasto a Napoli, esposto all’usura del tempo. Oggi, restaurato grazie a un intervento finanziato dal MAXXI e trasportato a Roma per la prima volta in un contesto museale, occupa una sala intera con tutta la sua forza bruta e la sua eleganza improvvisata. Vederlo dal vivo è capire perché Pazienza era qualcosa di più di un fumettista.

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3. Un allestimento che è esso stesso un’opera

La terza ragione per venire è la mostra stessa, come esperienza fisica e sensoriale.

Le sale si alternano in colori diversi, calde, fredde, neutre, costruendo un percorso ad anello di Möbius: lineare e concentrico insieme, senza mai obbligarti a tornare sui tuoi passi, eppure capace di riportarti al centro da prospettive nuove. Come nelle tavole di Pazienza, dove, nelle parole della curatrice Giulia Ferracci, il segno non riempie mai lo spazio per abitudine, ma lo abita con una consapevolezza compositiva che ha pochi equivalenti nella storia del fumetto italiano. È una scelta curatoriale che rispetta la natura labirintica del suo mondo.

A metà percorso, la mostra si apre letteralmente: una sala luminosa affacciata sul cortile del MAXXI, piena di colori e accompagnata da una colonna sonora curata da Gino Castaldo. È il momento in cui ti siedi, respiri, e lasci che tutto quello che hai visto si depositi. Non è una pausa: è un punto di fuga. Come certi finali di Pazienza, che non chiudono nulla ma aprono tutto.

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La mostra è accompagnata da un catalogo Coconino Press–Fandango (365 pagine, €45) con testi di numerosi autori e critici, antologia di pagine memorabili e opere mai pubblicate: il tentativo più esteso di ricomporre con fumetti, lettere, poesie, disegni e fotografie il ritratto di un artista ineguagliabile. Da portare a casa.


Il voto dello Spettatore Curioso: ★★★★★
Viva l’arte.


🎨 Andrea Pazienza. Non sempre si muore A cura di Giulia Ferracci e Oscar Glioti

📍 MAXXI — Galleria 5, Via Guido Reni 4A, Roma

📅 24 aprile – 27 settembre 2026

🌐 maxxi.art

 📖 Catalogo Coconino Press–Fandango, 365 pp., €45

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