Al France Odeon di Firenze, il festival dedicato al cinema francese, in concorso la nuova versione del capolavoro di Victor Hugo, che conferma la vitalità di una cinematografia capace di misurarsi con i suoi classici
Il cinema francese torna a Victor Hugo con un’impresa di grande respiro. Les misérables di Fred Cavayé, presentato in concorso alla 18ª edizione del France Odeon, è un affresco storico di tre ore che ho visto sabato 31 ottobre al Cinema La Compagnia di Firenze, e che ho seguito senza guardare l’orologio. Dopo la prima mondiale al Festival di San Sebastián, il film è uscito nelle sale francesi a metà ottobre e arriverà in Italia con Lucky Red.

Un classico riletto per il pubblico di oggi
Cavayé firma da solo la sceneggiatura e costruisce il racconto attorno a Jean Valjean, il galeotto che dopo diciannove anni di prigione per un pezzo di pane cerca una seconda vita. Il romanzo del 1862 viene condensato con intelligenza, con un ritmo serrato e una colonna sonora, firmata da Christophe Julien, che parla un linguaggio contemporaneo. È la prova che un testo dell’Ottocento può essere riletto senza tradirlo, e che può parlare anche a chi il libro non l’ha mai aperto.
Dietro il progetto ci sono produttori come Olivier Delbosc e Richard Grandpierre, con Curiosa Films ed Eskwad, e uno sforzo produttivo importante per gli standard europei. Il sistema francese dimostra ancora una volta di saper investire in un cinema popolare, ambizioso e allo stesso tempo ancorato alla propria memoria culturale.
Valjean e Javert, due idee di giustizia
Il cuore del film è il duello tra Valjean e l’ispettore Javert, inseguitore implacabile deciso a dimostrare che l’ex forzato resta un criminale. Non è soltanto una caccia, è uno scontro morale: da una parte chi cerca redenzione attraverso la bontà, dall’altra chi ha fatto della legge un’ossessione. Due traumi, due concezioni opposte di giustizia, entrambe nate dall’inchiostro di Hugo e capaci di reggere da sole l’intera architettura narrativa.
Tre motivi per non perderlo
Il primo è il ritmo. Il film ti tiene incollato alla poltrona dal primo all’ultimo minuto, con un intreccio appassionante di eventi storici, storie personali e riflessioni sull’inevitabile destino delle diverse classi sociali. Hugo non ha mai separato la vicenda individuale dal grande quadro sociale, e Cavayé lo sa bene: ogni personaggio porta il peso della propria condizione, e lo spettatore lo avverte senza bisogno di spiegazioni.
Il secondo è la caratura degli attori. Vincent Lindon è un Valjean grandioso, fisico, segnato dal tempo, a cui si contrappone un magnifico Tahar Rahim, che costruisce un Javert tormentato e mai ridotto a semplice antagonista. Il loro confronto è il motore del film. Accanto a loro, Noémie Merlant è Fantine, Megan Northam è Cosette, Vassili Schneider è Marius e Marie Colomb è Éponine, mentre Frédéric Pierrot dà volto al vescovo Myriel e il piccolo Léonard Signoret a Gavroche. Un cast corale che dà profondità anche ai ruoli di contorno. Una menzione speciale va a Camille Cottin, lucida “strega cattiva” nei panni di Madame Thénardier, che guida l’impulsivo Monsieur Thénardier di Benjamin Lavernhe nell’arte del sotterfugio e del ricatto: una coppia che inquieta e diverte allo stesso tempo.
Il terzo è la straordinaria ricostruzione dei paesaggi dell’epoca e dei campi di battaglia. La fotografia di Denis Rouden e le scenografie di Pierre Quefféléan, con riprese tra Parigi, Bordeaux e i castelli del nord della Francia, regalano immagini cinematografiche che rimandano alle grandi rappresentazioni pittoriche della storia di Francia: composizioni ampie, luci sapienti, una materia visiva che sembra uscita da una tela dell’Ottocento. Il montaggio di Mickaël Dumontier e il suono di Pierre André e Louis Bart completano un impianto tecnico di altissimo livello.
Il regista
Per Fred Cavayé è la prova più ambiziosa di una carriera partita lontano dal cinema, nel mondo della fotografia di moda. Dopo i primi cortometraggi, dal 2006 ha lavorato come sceneggiatore per altri registi, tra cui Patrice Leconte, fino all’esordio nel 2008 con Pour elle, candidato ai César. Sono seguiti Point Blank (2010), un episodio de Gli infedeli(2012), Mea culpa (presentato proprio al France Odeon nel 2015), Le jeu con Bérénice Bejo (2018), Addio, signor Haffmann con Daniel Auteuil (2021) e Il caso Josette (2024). Un percorso che dal thriller approda al grande dramma storico, e che con Les misérables trova forse la sua sintesi più matura.
Un film lungo e mai pesante, che unisce rigore storico, forza emotiva e grande mestiere, e che restituisce a Hugo la sua dimensione popolare ed epica.
Il voto dello Spettatore Curioso
★★★★☆
Scheda del film
Les misérables, Francia, 2026, Drammatico, 180 minuti
Regia e sceneggiatura: Fred Cavayé
Interpreti: Vincent Lindon (Jean Valjean), Tahar Rahim (Javert), Noémie Merlant (Fantine), Camille Cottin (Madame Thénardier), Benjamin Lavernhe (Monsieur Thénardier), Marie Colomb (Éponine), Megan Northam (Cosette), Vassili Schneider (Marius), Frédéric Pierrot (monsignor Myriel)
Fotografia: Denis Rouden. Montaggio: Mickaël Dumontier. Scenografia: Pierre Quefféléan. Suono: Pierre André, Louis Bart. Musica: Christophe Julien
Produzione: Curiosa Films, Eskwad
Distribuzione internazionale: StudioCanal. Distribuzione in Italia: Lucky Red
