3 motivi per vedere “Ceniza en la boca (Ashes)” – recensione film

Diego Luna porta sullo schermo il romanzo di Brenda Navarro e ci chiede di guardare chi si prende cura di noi, e di chi è partito per darci un futuro.

Ceniza en la boca (Ashes) di Diego Luna: 3 motivi per vedere il film sulla migrazione dal Messico alla Spagna e su chi si prende cura degli altri.
Anna Diaz

Lucila lascia il Messico insieme al fratello minore per raggiungere a Madrid la madre, partita qualche anno prima in cerca di un futuro migliore. Ma la realtà che trovano all’arrivo è molto più dura e soffocante di quanto Lucila avesse immaginato. Nonostante tutto, lei è decisa a costruirsi comunque una vita in questo fragile nuovo inizio. Ceniza en la boca (titolo internazionale Ashes), co-produzione tra Messico e Spagna, è tratto dal romanzo di Brenda Navarro e segna il ritorno di Diego Luna alla regia di un lungometraggio dopo dieci anni. È un film bello ma impegnativo, che chiede attenzione e restituisce molto, e che parla soprattutto di cura.

Ecco i tre motivi per vedere questo film:

1. Perché racconta un’emigrazione di cui si parla poco, dal Messico alla Spagna

Quando pensiamo ai migranti messicani, il pensiero va quasi sempre agli Stati Uniti. Qui invece la rotta è un’altra e porta in Europa, dove la Spagna è diventata una meta sempre più scelta, anche per effetto delle politiche americane di contrasto all’immigrazione e dei rischi del viaggio verso nord. Lo spagnolo dovrebbe rendere tutto più semplice, e invece il film mostra che non è così: Lucila studia il castigliano proprio per superare barriere che esistono comunque, perché una lingua comune non basta a farsi capire davvero e a sentirsi accolti. Luna lo dice chiaramente: migrare non è mai facile, ovunque si vada, e la parte più dura è quella che ci si lascia alle spalle. Il film parla così a due Paesi, Messico e Spagna, e li invita a superare vecchi pregiudizi e una storia di contrapposizione che ancora pesa.

2. Perché ci fa entrare nella vita di chi si prende cura dei nostri cari

Il secondo motivo è forse il più scomodo. Il film ci fa immedesimare nella vita delle persone a cui abbiamo delegato la crescita dei nostri figli e la cura dei nostri anziani. Le vediamo ogni giorno, ci affidiamo a loro, ma non sempre ci rendiamo conto di quanto sia grande il mondo di rinunce e di sofferenza che si racchiude in ciascuna. Lucila si prende cura degli altri mentre porta con sé una famiglia lontana, una madre da ritrovare e un fratello da proteggere. Il film non giudica e non semplifica, ma costruisce con pazienza momenti di vicinanza, a volte inattesi, che fanno cadere le distanze tra persone che sembravano destinate a restare estranee. Quando si esce dalla sala, si guarda con occhi diversi chi ci sta accanto, nelle nostre case e nelle nostre strade.

3. Perché la protagonista, Anna Diaz, è straordinaria

Gran parte del film è costruita sul suo volto e sulle sue espressioni, ed è un carico enorme. Anna Diaz è in scena dall’inizio alla fine, e Luna dice che porta il film sulle sue spalle: ci guida per tutta la storia, e non c’è un solo momento che non sia abitato dalla sua presenza. Ha superato un lungo percorso di selezione, con oltre duecento attrici, e tutto si è chiarito durante una lettura del copione fatta con Adriana Paz, anch’essa nel cast, in cui le due attrici si sono messe in gioco con un’apertura totale. Anche Brenda Navarro, l’autrice del libro, l’ha riconosciuta subito: “il volto della mia narratrice”. La fotografia di Damián García, in formato panoramico, sta addosso a questo viso e ne cattura ogni incrinatura, ogni piccolo cambiamento, ogni forza trattenuta.

Un film personale per Diego Luna

Dietro a Ceniza en la boca c’è molto del suo regista. Luna racconta che il romanzo gli è stato passato dal suo amico Diego Rabasa, editor di Navarro, poi coproduttore e cosceneggiatore del film, e che lo ha colpito profondamente: all’epoca suo figlio aveva quattordici anni, e le storie sull’assenza dei genitori lo toccano da vicino. Soprattutto, dice, l’assenza di sua madre ha lasciato un segno indelebile nella sua vita, e in questa storia ha trovato uno scontro di prospettive che lo ha affascinato. Una madre parte perché vuole il meglio per i suoi figli e vuole accoglierli solo quando si sarà costruita la possibilità di farlo, ma quell’assenza dura otto anni. Per la figlia è un abbandono, per la madre un sacrificio brutale. Il film sceglie lo sguardo della figlia, costretta a diventare una madre per il fratello. Luna, che è anche padre, confessa di sentire quanto debba essere straziante, per un genitore, vivere lontano dai propri figli per poterli sostenere. E ammette di aver scelto questa storia ora perché coincide con un momento della sua vita, tra il rapporto con i figli che cambia e il padre che si avvicina alla fine. È per questo che dopo dieci anni di pausa ha voluto tornare a dirigere.

Ceniza en la boca non cerca la lacrima facile né la tesi urlata: cerca la verità di un volto e di una storia piccola, che proprio per questo diventa universale. È un film che si merita di essere visto con tempo e attenzione, e che ci ricorda quanta gente, attorno a noi, sta vivendo in silenzio una vita di rinunce perché a qualcun altro non manchi niente. Come dice Luna, quello che sembra lontano da noi, alla fine, ci riguarda in pieno.


Il voto dello Spettatore Curioso

★★★☆☆

Un film duro e bello, che si regge sul volto straordinario di Anna Diaz.


Lascia un commento