3 motivi per vedere “The Social: Il prezzo della verità” – recensione film

Sedici anni dopo The Social Network, Aaron Sorkin torna a Facebook e questa volta il conto da pagare è il nostro. Tre attori in stato di grazia per un film che ci costringe a guardare il telefono con occhi nuovi.

Jeremy Allen White, Mikey Madison, Jeremy Strong
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Sedici anni dopo The Social Network, Aaron Sorkin torna nel mondo di Facebook, ma non per raccontarne la nascita. The Social: Il prezzo della verità (The Social Reckoning nel titolo originale) è un’opera complementare e non un sequel, come lo stesso Sorkin tiene a precisare: se il film di Fincher raccontava come Facebook è stata inventata, questo racconta che cosa è diventata. Al centro c’è la storia vera di Frances Haugen, ingegnera di Facebook, e di Jeff Horwitz, giornalista del Wall Street Journal, che insieme portarono alla luce migliaia di documenti interni, le cosiddette Facebook Files. Un Davide contro Golia in cui Golia, nel frattempo, è diventato grande più di qualunque Stato. Visto in anteprima stampa, il film arriva in sala con una domanda che riguarda tutti noi: che cosa succede quando la merce più preziosa è la nostra attenzione?

Ecco i tre motivi per vedere questo film:

1. Perché parla di una dipendenza che ci riguarda tutti

Il film affronta il tema della dipendenza dai social nel momento in cui, dall’interno stesso di Facebook, emersero i primi dubbi sulle tecniche con cui era stato definito l’algoritmo per massimizzare l’engagement degli utenti. Siamo nel 2018, quando il nuovo sistema di classifica premia condivisioni e reazioni, e con loro la rabbia e l’indignazione. Da allora le cose non sono migliorate, anzi. La proprietà delle principali piattaforme si è concentrata, perché Facebook, Instagram e WhatsApp sono tutte confluite in Meta, il controllo politico si è allentato con l’amministrazione Trump e l’avvento dell’intelligenza artificiale ha aperto scenari nuovi e inquietanti. Sorkin lo dice senza giri di parole: «Non è una questione di rossi o di blu, è un problema che abbiamo tutti insieme». E il film, che non giudica nemmeno i suoi personaggi, lo mette in scena con una chiarezza rara.

2. Perché gli attori sono straordinari

Il film si regge su un trio di interpreti magnifici. Jeremy Strong è Mark Zuckerberg e ne restituisce alla perfezione il cinismo impacciato, la freddezza di chi siede su un potere troppo grande per essere guardato in faccia. Non a caso si è preparato studiando un decennio di interviste, discorsi e audizioni, e si vede: niente imitazione, solo presenza. Jeremy Allen White è il giornalista del Wall Street Journal che, senza alcuna preparazione tecnologica, entra a poco a poco nei meccanismi del sistema, e che porta nel ruolo la stessa umanità ruvida e curiosa vista in The Bear. Mikey Madison, premio Oscar per Anora, è la dipendente innamorata di Facebook che crede ancora nei suoi ideali, ma non riesce più a chiudere gli occhi su ciò che vede. Intorno a loro, un cast di contorno all’altezza, da Wunmi Mosaku a Betty Gilpin, da Billy Magnussen a un sorprendente Bill Burr.

3. Perché Jeremy e Mikey sono una coppia irresistibile

Il cuore del film è il rapporto tra Jeremy Allen White e Mikey Madison. I loro dialoghi sono intriganti, una vera singolar tenzone fatta di intelligenza e di ironia, in cui la diffidenza iniziale lascia lentamente il posto a un’alleanza. Sorkin scrive per loro scambi rapidissimi, pieni di idee e di battute, e i due li rilanciano con un’intesa che tiene lo spettatore incollato alla poltrona. Lui non capisce il linguaggio di Facebook e fa le domande che farebbe il pubblico, lei lo conosce a memoria e ne soffre. È in questo duello che il film trova il suo ritmo e la sua anima, ed è qui che la scrittura di Sorkin dà il meglio di sé.

Sorkin non è un documentarista, e non ha mai voluto esserlo. Lavora sull’essenza di un momento, non sulla cronaca, e lascia a noi la parte più scomoda del conto. Come dice Jeremy Allen White, il pericolo è smettere di chiederci da dove arrivano le nostre informazioni e che responsabilità abbiano le aziende che le distribuiscono. Uscendo dalla sala, è difficile non guardare il telefono con un po’ più di sospetto.

Al cinema dall’8 ottobre 2026, distribuito da Sony e Eagle Pictures.


Il voto dello Spettatore Curioso

★★★★★

Cinque stelle piene: Sorkin ci mette davanti allo specchio, e Strong, White e Madison lo reggono con intelligenza.


2 pensieri su “3 motivi per vedere “The Social: Il prezzo della verità” – recensione film”

  1. Questo voglio vederlo anche perché parla proprio di come siamo adesso e di come abbiamo permesso a queste compagnie di avere troppo potere su di noi e di come se ne siano approfittati. Spero abbia successo.

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