3 motivi per vedere “Tony – Diario di un giovane cuoco”

Prima di diventare il narratore che ha insegnato a mezzo mondo a guardare un piatto come si guarda una mappa, Anthony Bourdain è stato un ragazzo irrequieto in cerca di un posto dove stare. “Tony – Diario di un giovane cuoco” racconta proprio quell’estate, quella che ha deciso tutto il resto.

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Antonio Banderas, Dominic Sessa, Leo Woodall

Dal 27 agosto nelle sale italiane con I Wonder Pictures arriva Tony – Diario di un giovane cuoco, diretto da Matt Johnson e prodotto da A24. Il film racconta la frenetica estate durante la quale un ragazzo ribelle e irrequieto, in cerca del proprio posto nel mondo, trova nell’adrenalina e nei ritmi implacabili di un ristorante locale una sfida e, insieme, una salvezza: l’inizio del percorso che lo trasformerà nel leggendario chef Anthony Bourdain. Protagonista è Dominic Sessa (The Holdovers – Lezioni di vita), affiancato dal candidato all’Oscar® Antonio Banderas, con Leo Woodall (The White Lotus) ed Emilia Jones (CODA).

Ecco i tre motivi per vedere questo film:

1. Un ritratto di formazione, non un santino

Matt Johnson non gira l’agiografia dello chef già diventato icona, ma il prima: il ragazzo scontento, disordinato, che non sa ancora di avere qualcosa da dire. È una scelta di sceneggiatura che paga, perché restituisce a Bourdain la cosa che i documentari e i necrologi tendono a togliere ai miti: l’incertezza. Prima del narratore c’è stato un apprendista, e il film ha il coraggio di raccontare solo quello.

2. Dominic Sessa conferma quello che The Holdovers aveva promesso

Dopo l’esordio che lo ha rivelato, Sessa affronta un ruolo molto più rischioso: dare corpo e voce a un uomo che milioni di persone hanno amato per come parlava, ben prima che diventasse un personaggio pubblico. Non imita, costruisce: la rabbia trattenuta, l’ironia come difesa, la fame di scrivere che precede quella di cucinare. È un lavoro sottile, e si vede.

3. Antonio Banderas, il mentore che serviva

Banderas non fa da spalla: costruisce un mentore severo e credibile, capace di reggere il confronto con l’allievo senza mai rubargli la scena. È uno di quei ruoli secondari che restano addosso allo spettatore più a lungo del previsto, e conferma quanto l’attore sappia ancora scegliere, e abitare, personaggi che contano.

Quello che resta, alla fine, è la traiettoria di un desiderio preciso: Bourdain voleva diventare uno scrittore, e lo è diventato, passando per le cucine e non nonostante esse. Kitchen Confidential, il libro che avrebbe cambiato tutto, nasce esattamente da quello sguardo — cinico e innamorato insieme — che il film mostra ancora acerbo, in formazione. Tony – Diario di un giovane cuoco non celebra un mito già scritto: racconta come si comincia a scriverlo.


Il voto dello Spettatore Curioso

★★★★☆

“Una vera chicca di fine agosto: prima di essere una leggenda, Bourdain è stato un ragazzo che voleva solo scrivere.”

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