3 motivi tornare nella cameretta più famosa del cinema: Toy Story 5

Dopo tanti anni e dopo una saga che sembrava aver già detto tutto, Toy Story 5 trova il modo di tornare attuale senza tradire lo spirito che ha reso immortali Woody, Buzz e compagni. Diretto dal premio Oscar® Andrew Stanton (già colonna portante del franchise e regista di capolavori come WALL•E e Alla ricerca di Nemo) e co-diretto da Kenna Harris, questo quinto capitolo della durata di 102 minuti arriva nelle sale italiane il 18 giugno 2026.

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Toy Story 5

Il film riesce a bilanciare perfettamente l’eredità dei suoi predecessori con una svolta narrativa contemporanea, dimostrando che, come affermato dallo stesso Stanton: “I giocattoli non invecchiano, ma il mondo sì. I giocattoli osservano tutto”.

Ecco tre motivi per cui non dovete assolutamente perdervi questo nuovo capolavoro Pixar:

1. Un inizio spassoso e la moltiplicazione di un mito

Il primo motivo per vedere Toy Story 5 è un inizio assolutamente spassoso che introduce una moltiplicazione di un personaggio destinata a diventare uno dei fili comici più riusciti dell’intero film. Senza svelare troppo, la banda di giocattoli storici si ritroverà a fare i conti con ben 50 nuovissime action figure “Edizione Hi-Tech” di Buzz Lightyear.

Questi nuovi arrivati sono rimasti bloccati nella loro rigida modalità “space ranger” e, convinti di dover tornare al Comando Stellare, daranno vita a gag travolgenti basate su un’idea semplice ma sfruttata con grande intelligenza. Un espediente comico che esalta la doppia anima del film: l’intrattenimento puro e la satira dei costumi moderni.

2. La solitudine e il gioco nell’era digitale

Il secondo motivo riguarda il tema della solitudine nell’era digitale. La Pixar osserva con sensibilità e senza moralismi come le nuove tecnologie abbiano cambiato il modo di giocare dei più giovani. La trama si accende quando nella stanza di Bonnie (che ora ha otto anni ed è diventata più timida) fa il suo ingresso Lilypad, un tablet intelligente a forma di rana. Lilypad propone soluzioni iper-tecnologiche per far socializzare la bambina, spingendola a chattare sulla piattaforma “The Pond” con i compagni del corso di danza.

Questo nuovo ingresso crea un conflitto organico e inevitabile con i giocattoli tradizionali guidati da Jessie, l’attuale sceriffo della cameretta. Non c’è una condanna della tecnologia da parte dei filmmaker, ma una riflessione equilibrata su ciò che si guadagna e ciò che si rischia di perdere quando l’esperienza ludica si sposta davanti a uno schermo, diventando individuale anziché condivisa.

3. L’infanzia accelerata e il viaggio emotivo di Jessie

Il terzo motivo è forse quello più interessante e profondo. I coetanei di Bonnie sembrano non avere più tempo per i vecchi balocchi, proiettati precocemente nel mondo dei giovani adultiToy Story 5 si interroga su una domanda tutt’altro che banale: stiamo aiutando le nuove generazioni a diventare più consapevoli o stiamo facendo saltare loro una parte preziosa dell’infanzia?

In questo scenario, il fulcro emotivo del film si sposta su Jessie. La coraggiosa cowgirl intraprende un viaggio personale e accidentato alla scoperta di cosa significhi essere davvero importanti per il proprio bambino quando le dinamiche del mondo reale cambiano così in fretta. Una linea narrativa così potente da aver convinto la popstar globale Taylor Swift(reduce dal successo del suo album The Life of a Showgirl) a firmare e interpretare il brano originale “I Knew It, I Knew You”. Scritta e prodotta insieme a Jack Antonoff, la canzone segna un emozionante ritorno alle radici country della Swift ed è interamente ispirata al percorso interiore di Jessie.

Un comparto tecnico e artistico straordinario

Oltre ai temi profondi, il film brilla per l’incredibile evoluzione visiva. Per la prima volta, grazie al lavoro del Visual Effects Supervisor Thomas Jordan, gli spettatori entreranno direttamente nell’immaginazione di Bonnie. Queste sequenze presentano uno stile visivo unico e “artigianale”, realizzato con una tecnica a gessetti pastello che simula i lavoretti dei bambini.

Il cast vocale italiano vede il ritorno dei doppiatori storici: Angelo Maggi (Woody), Massimo Dapporto (Buzz) e Ilaria Stagni (Jessie), affiancati da Katia Follesa nei panni del tablet Lilypad. Tra le novità spiccano Luca Laurenti e Serena Sigismondo (rispettivamente Forky e Karen Beverly, pronti a sposarsi!), Sal Da Vinci nel ruolo del misterioso e affascinante Pizza cu ‘e llente (un gioco dimenticato della casetta in giardino di una nuova bambina di nome Blaze), e Gianluca Gazzoli che presta la voce a Bullseye “Perfido”, l’alter ego cattivo del destriero in una sequenza immaginaria.

A legare il passato e il presente ci pensa infine il leggendario Randy Newman, che torna a firmare la colonna sonora per il suo quinto film della saga, riproponendo l’immancabile inno “Un amico in me” (You’ve Got a Friend in Me).

Come da tradizione Pixar, dietro il divertimento e l’avventura si nasconde una riflessione che parla tanto ai bambini quanto agli adulti. Ed è proprio questa capacità di intrattenere e far pensare allo stesso tempo che rende ancora oggi Toy Story una delle saghe più importanti e pionieristiche dell’animazione contemporanea.

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