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Podcast Episode: Arte, Cinema E Fantascienza

Francesco, Amleto e Star Wars

Arte e spiritualità al MAXXI, il lutto e la trasformazione nel film di Chloé Zhao, e poi l'universo Star Wars sul grande schermo.

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Pip: Lo Spettatore Curioso questa settimana copre ottocento anni di storia, un lutto shakespeariano e una galassia lontana lontana — il che è un modo molto efficiente di usare un giovedì.

Mara: Esatto. Arte e spiritualità al MAXXI, il lutto e la trasformazione nel film di Chloé Zhao, e poi l'universo Star Wars sul grande schermo. Cominciamo con Francesco d'Assisi e l'arte contemporanea.

Francesco d'Assisi al MAXXI: uno sguardo, non un'icona

Pip: La domanda che apre questa mostra non è "chi era Francesco" ma "come guardava" — e quella distinzione cambia tutto il progetto curatoriale.

Mara: La curatrice Beatrice Buscaroli lo dice senza mezzi termini: "una mostra rischiosa. Rivoluzionaria. Una mostra-invocazione." Non agiografia, dunque, ma confronto vivo tra l'intuizione francescana e l'arte del presente.

Pip: Il che significa che Burri, Morandi, Giacomelli e Morlotti non sono lì come decorazione storica — sono lì perché riflettono sulla materia, sull'essenzialità, sul silenzio, sulla terra. Un Francesco fatto di fragilità, non di marmo.

Mara: E poi ci sono le opere inedite: otto artisti — tra cui Jacopo Benassi, Nicola Samorì e Aron Demetz — hanno accettato quello che Davide Rondoni chiama "il rischio di misurarsi con lui." Il Cantico delle Creature diventa bussola, non archivio.

Pip: È il punto più interessante: l'arte contemporanea, spesso autoreferenziale, si trova a dialogare con una figura che non ha mai separato bellezza ed etica. Il confronto è scomodo nel senso giusto.

Mara: La collocazione all'Extra MAXXI non è casuale. Il museo si conferma spazio di confronto tra epoche e linguaggi, non tempio autoreferenziale. La mostra apre il 22 maggio e resta fino al 20 settembre 2026.

Pip: Quattro stelle e mezza. Dal sacro al lutto — che in fondo non sono così lontani.

Hamnet: il lutto come soglia di trasformazione

Pip: Hamnet di Chloé Zhao parte da un fatto storico marginale — la morte del figlio undicenne di Shakespeare — e lo trasforma in qualcosa di più raro: un'indagine sull'amore che sopravvive alla perdita.

Mara: Zhao lo sintetizza così: "L'amore non muore, si trasforma. È la più grande metamorfosi dell'universo." Da questa premessa nasce tutto: Jessie Buckley e Paul Mescal costruiscono una coppia che si crede fino in fondo, nelle gioie e nelle crepe.

Pip: William riversa il lutto in Amleto, Agnes lo porta nel corpo e nella terra. Due modi di sopravvivere, nessuno giudicato. Il film non consola a buon mercato — richiede di stare dentro il disagio.

Mara: La fotografia di Łukasz Żal è sempre incarnata, mai decorativa. E la colonna sonora di Max Richter, che lui stesso ha descritto come "liquido amniotico", abita il film più che accompagnarlo. Quattro stelle e mezza anche qui. Dall'intimità del lutto, alla galassia.

Din Djarin e Grogu: il mito funziona ancora

Pip: The Mandalorian and Grogu pone una domanda semplice: una storia che già conoscevamo può sembrare, di nuovo, meravigliosa sul grande schermo?

Mara: Jon Favreau risponde di sì. Il film porta Din Djarin e Grogu in formato IMAX, con una colonna sonora di Ludwig Göransson registrata con orchestra di 106 elementi e coro di 64 voci. Si sente, scrive la recensione.

Pip: E Grogu non è una spalla — salva letteralmente la vita al suo padre adottivo. C'è qualcosa di onesto in quel capovolgimento: essere piccoli e veloci conta più della potenza bruta.

Mara: Sigourney Weaver entra nell'universo Star Wars nei panni del Colonnello Ward con un arco narrativo reale, non una comparsata. Il secondo atto rallenta un po', ma quando funziona, funziona davvero. Tre stelle su cinque — e il consiglio è di vederlo specificamente in sala, possibilmente in IMAX.


Pip: Arte che invoca, lutto che si trasforma, mito che regge ancora. Non è una settimana leggera.

Mara: No. E c'è qualcosa che le attraversa tutte: la domanda su cosa sopravvive — a ottocento anni, a una perdita, a una galassia.

Pip: Al prossimo giro.

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