“Noi due sconosciuti” – recensione film: una giornalista, un donatore anonimo, una bugia che cresce. E sotto tutto questo: la domanda vera. Cosa significa costruire una famiglia quando le regole le inventi tu?

1 – Perché il cinema scandinavo ha ereditato quello che il cinema francese stava perdendo
C’è stato un tempo in cui erano i francesi i maestri del cinema costruito sul dialogo tra i personaggi, quella capacità di far emergere tutto attraverso le parole, i silenzi scelti, gli sguardi. Il cinema nordico ha ereditato quella tradizione aggiungendo qualcosa di suo: i paesaggi che diventano protagonisti, il silenzio degli spazi aperti che pesa quanto una battuta. Noi due sconosciuti appartiene a questa scuola. Askevold sa stare nell’attesa, sa che una pausa tra due personaggi può dire più di un monologo. E sa che la commedia, quando è vera, nasce proprio da lì.

Edith (Lisa Loven Kongsli)
2 – Perché due attori che non seducono nel modo ovvio finiscono per affascinare davvero
Lisa Loven Kongsli ha un fascino che non ha bisogno di esibirsi. Non usa la seduzione come strumento, la porta addosso, quasi suo malgrado, in ogni momento in cui il personaggio cerca di sembrare più forte di quanto sia. Herbert Nordrum è l’antitesi del maschio attraente nel senso convenzionale: è vulnerabile, trattenuto, un po’ impacciato. Ed è proprio quella fragilità a renderlo irresistibile. Insieme costruiscono un’alchimia rara, fatta di dialoghi naturalistici e silenzi imbarazzati, in cui la bugia di Edith diventa quasi comprensibile, perché quello che sta cercando, in fondo, è la stessa cosa che cerca lui.

Niels (Herbert Nordrum)
3 – Perché un figlio è sempre frutto di una relazione, anche quando il padre non c’è
Il film non si limita a raccontare la monogenitorialità come scelta individuale. La allarga, la complica, la rende viva. Intorno al bambino di Edith si costruisce nel tempo una rete informale ma solidissima: c’è la nonna, primo punto di riferimento nei momenti in cui la madre ha bisogno di uscire, di respirare, di essere anche altro oltre che madre. E c’è l’amica, che ha scelto lo stesso percorso usando il seme dello stesso donatore, e che per questo diventa qualcosa di più di una baby sitter di fiducia. Tra le due donne si crea un legame che somiglia a una sorellanza, mentre i loro figli, cresciuti insieme fin da piccoli, sono già fratelli di fatto prima ancora di sapere di esserlo. Quando la nonna comincia ad avere i primi problemi di senilità, è l’amica a colmare quel vuoto, e quella rete si stringe ancora di più. Il film capisce che una famiglia non è una struttura, è una pratica quotidiana. E che i legami più veri nascono spesso dove non c’è ancora un nome per definirli.
Noi due sconosciuti ha qualche momento in cui perde slancio, soprattutto quando i due protagonisti non condividono lo schermo. Ma ha qualcosa di raro: la capacità di commuovere senza manipolare, di far sorridere senza svuotare.
Dopo aver vinto il premio della Giuria Ecumenica a Locarno, “Noi due sconosciuti” arriva nelle sale italiane il 7 maggio ed è un film che vale la pena vedere.
Il VOTO DELLO SPETTATORE CURIOSO
★★★½ (3,5 su 5)
SCHEDA TECNICA
| Titolo originale | Solomamma |
| Regia | Janicke Askevold |
| Sceneggiatura | Jørgen Færøy Flasnes, Mads Stegger, Janicke Askevold |
| Con | Lisa Loven Kongsli, Herbert Nordrum, Nasrin Khusrawi, Rolf Kristian Larsen, Celine Engebrigtsen |
| Fotografia | Torjus Thesen |
| Montaggio | Patrick Larsgaard |
| Musica | Karlis Auzans, Paulius Kilbauskas, Vygintas Kisevicius |
| Produzione | Bacon Pictures Oslo, Dansu Films, Mistrus Media, It’s Alive Films, Bacon Pictures CPH |
| Distribuzione (Italia) | Teodora Film |
| Origine / Anno | Norvegia, 2025 |
| Durata | 100 minuti |
| Genere | Commedia, Dramma |
| Formato | 1.85:1 |
| Uscita italiana | 7 maggio 2026 |
Viva il cinema.
