Ci sono artisti che diventano icone e icone che diventano miti. Ma cosa accade quando un mito si spoglia, torna uomo e affronta i propri demoni? Springsteen: Liberami dal Nulla, in arrivo nelle sale italiane dal 23 ottobre 2025, diretto da Scott Cooper con Jeremy Allen White nei panni del Boss, non racconta la storia di una rockstar. Racconta la storia di un uomo che sta per crollare, e che si salva grazie alla musica.

Ambientato tra il 1981 e il 1982, il film segue la nascita dell’album Nebraska, registrato da Springsteen da solo, su un quattro piste, nella sua casa nel New Jersey. Un album acustico, spoglio, doloroso, popolato da anime perdute. Un disco nato dal silenzio e dalla crisi: l’altra faccia del sogno americano. Come hanno sottolineato sia il regista che l’attore principale alla conferenza stampa, Nebraska era un album che Springsteen non volle promuovere né con concerti né con campagne stampa: per lui era la pura espressione della propria anima, e doveva rimanere intatta così com’era stata registrata nella sua camera da letto. I pezzi più “popolari”, come Born in the USA, vennero messi da parte e diventarono successi planetari solo in un secondo momento.
Dunque quali sono 3 motivi per vedere questo film?
1. Perché racconta un artista che sceglie la verità invece del successo
Dopo il trionfo mondiale di The River, l’industria discografica voleva nuovi singoli, nuove hit. Springsteen fece l’opposto: si chiuse in casa e registrò canzoni fragili e cupe, che nessuno voleva ascoltare. Il film mostra il coraggio artistico di chi rifiuta il facile successo per rimanere fedele alla propria anima. È la storia di un uomo che affronta i propri demoni, dalla depressione alle ferite dell’infanzia, e sceglie l’onestà creativa anche quando fa male.
2. Perché Jeremy Allen White è un Bruce che non imita: vive
Dopo The Bear, Jeremy Allen White affronta il ruolo più rischioso della sua carriera. Non copia, non imita: entra nella tempesta emotiva di Springsteen. La somiglianza tra loro non è solo fisica ma anche emotiva: entrambi riservati, umili, quasi schivi di fronte al successo, eppure profondamente autentici. L’interpretazione di White fa tremare perché è fisica e interiore allo stesso tempo. Persino Patti Scialfa, moglie di Bruce, vedendolo sul set ha detto: “Sembra Bruce quando l’ho incontrato per la prima volta”. Tutte le canzoni sono cantate live sul set: nessun playback, solo verità.
3. Perché non è un biopic, è un viaggio nell’anima
Scott Cooper rifiuta il clichè del “grande racconto biografico” dalla culla al successo. Qui non c’è l’icona, c’è l’uomo: un figlio tormentato dal rapporto col padre, un amico fedele, un artista ossessionato dalla ricerca di un senso. La colonna sonora accompagna ogni scena, sottolinea emozioni e introspezioni, e ci permette di immergerci nell’animo del cantante. Un film lento, intimo, profondo, che parla di noi, delle nostre ferite e della musica che – a volte – è l’unica forma di salvezza.
Conclusione
Springsteen: Liberami dal Nulla è un film che non si dimentica. Non urla: scava. È cinema fatto di polvere, notte, chitarra, dolore, amicizia. È un film che ti guarda dentro e ti chiede: “Tu da cosa stai cercando di liberarti?”
