Bring Them Down, diretto da Christopher Andrews, si è aggiudicato il premio Miglior sceneggiatura alla diciannovesima edizione della Festa del Cinema di Roma.
È un film che esplora con grande intensità il conflitto tra due famiglie di allevatori irlandesi, raccontando una storia cruda di vendetta, colpa e tensioni familiari. Ambientato nelle aspre campagne irlandesi, il film è un’immersione profonda nella vita di Michael, interpretato da un potente Christopher Abbott, che si trova a fare i conti con un passato doloroso e un presente altrettanto tumultuoso.
Ecco tre motivi vedere questo film:

1. Un’atmosfera carica di tensione
Il film riesce a costruire un’atmosfera opprimente e costantemente tesa grazie a una regia impeccabile e a una fotografia che cattura alla perfezione la durezza del paesaggio irlandese. Le scene sono caratterizzate da una tensione sottile che cresce in maniera costante, creando un senso di ineluttabilità che accompagna lo spettatore fino al tragico epilogo.
2. Interpretazioni magistrali
Christopher Abbott e Barry Keoghan offrono due performance di grande intensità emotiva. Abbott, nel ruolo di Michael, porta sullo schermo un personaggio tormentato, capace di trasmettere dolore e rabbia con una profondità sorprendente. Keoghan, nei panni di Jack, è altrettanto magnetico, capace di equilibrare fragilità e aggressività in modo convincente. Il cast, nel suo complesso, arricchisce la narrazione con interpretazioni che lasciano il segno.
3. Una riflessione sul peso della colpa e della vendetta
Bring Them Down non è solo un film sulla vendetta, ma un’esplorazione dei temi della colpa, dell’onore e della mascolinità. Il rapporto tra Michael e suo padre, interpretato da Colm Meaney, è un nodo centrale che riflette le dinamiche intergenerazionali di violenza e silenzio, mentre la rivalità con la famiglia rivale diventa il pretesto per una discesa sempre più cupa nella psiche umana.
Con il suo ritmo serrato, le sue interpretazioni intense e una regia che riesce a trasmettere il peso delle scelte dei personaggi, Bring Them Down si afferma come un film potente e viscerale. Nonostante la sua durezza, è una visione che cattura lo spettatore e lo costringe a riflettere sulle dinamiche complesse che governano le relazioni umane.

Sul tema della vendetta è molto bello anche “Joker – Wild Card”: l’hai visto?
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Si, Joker – Wild Card affronta il tema della vendetta come risposta alla disillusione. Il protagonista, emarginato dalla società, usa la vendetta per ristabilire un senso di potere personale, molto simile al percorso di Maxxxine che però, a mio avviso, è spinta più dal desiderio di affermarsi eliminando qualunque ostacolo che si frapponga tra lei e il suo desiderio diventare una star …
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Lei una star lo è diventata davvero, e basta guardarla in faccia per capire che non poteva andare diversamente: https://wwayne.wordpress.com/2022/11/05/una-vera-amica/. Sei d’accordo?
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Si e, tra l’altro, Amsterdam mi è piaciuto molto!
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Siamo stati tra i pochissimi ad apprezzarlo, dato che ha incassato meno di quant’era costato (31 milioni di incassi contro 80 di budget). Tra l’altro nello stesso anno Margot Robbie aveva fatto un superflop anche con Babylon (63 milioni di incassi contro 78 di budget), e questa doppia mazzata sembrava aver messo una pietra tombale sulla sua carriera. Poi Barbie è diventato una smash hit, e a quel punto è risorta dalle proprie ceneri. E’ una storia molto americana di caduta e rinascita. Colgo l’occasione per dirti che il tuo post su Maxxxine (al quale ho messo un Mi piace grosso come una casa) mi ha convinto ad iscrivermi al tuo blog. Grazie per la piacevole chiacchierata! 🙂
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Grazie a te, è sempre un piacere parlare di bei film. A proposito di Babylon, io la festa felliniana d’apertura del film l’ho trovata straordinaria!
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Il guaio è che dopo quella festa d’apertura c’erano altre 3 ore di film da guardare, e pochissimi spettatori hanno la pazienza di stare seduti sulla poltrona per così tanto tempo. Lo ha imparato a sue spese anche Scorsese, perché anche il suo ultimo film dura più di 3 ore e anche quello è stato un flop (185 milioni di incasso contro 200 di budget). Stesso discorso per Spielberg: il suo remake di West Side Story è costato 100 milioni e ne ha incassati 74. Magari se invece di 2 ore e mezzo l’avesse fatto durare 2 ore qualche soldino in più l’avrebbe raggranellato.
A mio giudizio questi 3 registi hanno peccato di presunzione. Hanno creduto che siccome tutti e 3 avevano vinto l’Oscar e tutti e 3 avevano fatto esplodere il botteghino con alcuni loro film precedenti, allora il pubblico si sarebbe precipitato a vedere il loro nuovo film per il solo fatto che era diretto da Scorsese, Spielberg e Chazelle. E invece nessun regista ha uno zoccolo duro di fan così fedeli che vanno a vedere i suoi film per principio, anche se hanno una durata insostenibile.
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