3 motivi per vedere “…Che Dio perdona a tutti”


C’è un ingrediente segreto in questo film che Pif ha confezionato con la stessa cura con cui un pasticciere palermitano prepara un cannolo: la ricotta. Cremosa, apparentemente semplice, capace di tenere insieme involucri fragilissimi e ripieni inaspettati. Esattamente come la commedia romantica riesce, nelle mani giuste, a contenere domande enormi — Dio esiste? La fede cambia davvero la vita? Possiamo amare qualcuno che crede in modo radicalmente diverso da noi? — senza che il tutto si sgretoli tra le dita.


…Che Dio perdona a tutti esce nelle sale proprio a Pasqua 2026, tratto dall’omonimo romanzo Feltrinelli dello stesso Pierfrancesco Diliberto, e porta sullo schermo un’Italia che sa ancora ridere di sé stessa con intelligenza e affetto.

3 motivi per cui vale la pena vederlo:

  1. La furbizia (geniale) di chi affronta Dio partendo dalla ricotta
    Pif è agnostico e lo dichiara apertamente nella conferenza stampa dopo il film come nella vita. Eppure riesce a raccontare la radicalità della fede cristiana — quella vera, quotidiana, scomoda — con più onestà di quanto riesca a fare chi la predica d’ufficio. Il trucco sta nell’approccio: invece di affrontare il tema frontalmente, lo fa passare dalla porta di servizio della pasticceria siciliana.
    Arturo, agente immobiliare di Palermo con una sola vera religione — i dolci, specialmente quelli con la ricotta — si innamora perdutamente di Flora, bellissima pasticciera cattolica fervente interpretata da una Giusy Buscemi che porta sullo schermo una sensualità luminosa e spontanea, capace di far capitolare lo spettatore quasi prima del protagonista. Per non perderla, Arturo si finge credente. E da lì in poi, il film diventa qualcosa di inaspettato: una riflessione genuina su cosa significhi davvero applicare gli insegnamenti del Vangelo nella vita di tutti i giorni.
    La ricotta è il filo conduttore perfetto: amalgama ingredienti lontani — ironia e spiritualità, desiderio carnale e trascendenza, Sicilia profana e Sicilia devota — in qualcosa di sorprendentemente coerente. Un atto di furbizia registica che è anche, in fondo, un atto d’amore.
  2. Il Papa: lo sguardo della fede che accoglie invece di giudicare
    Nel film, Papa Francesco non è una presenza decorativa né uno strumento di facile commozione. È il mentore spirituale di Arturo — silenzioso, ironico, umano fino al midollo — e rappresenta uno sguardo sulla fede che il cinema italiano raramente ha avuto il coraggio di mettere in scena: accogliente, non rigoroso; misericordioso, non condiscendente.
    Carlos Hipólito ne restituisce la figura con una misura ammirevole, calibrando ogni gesto tra autorevolezza e tenerezza. E nel finale del film arriva un momento di rara intensità emotiva: l’incontro reale che effettivamente avvenne tra Pif e Francesco, quando il regista raccontò al Papa l’intenzione di scrivere il libro da cui sarebbe poi nato il film. Una chiusura del cerchio che trasforma la commedia in qualcosa di più grande — un documento su come la fede, quando è vera, non spaventa nessuno, nemmeno un agnostico.
  3. La ricetta magica del grande cinema all’italiana: far sorridere e riflettere
    Esiste una tradizione del cinema italiano — quella di Monicelli, di Age & Scarpelli, di Comencini — capace di trattare l’anima umana con la commedia come bisturi. Pif la conosce bene, e qui la usa con mano sicura. …Che Dio perdona a tutti è un film genuinamente divertente: le gag sulla Via Crucis improvvisata, le dissertazioni sui cannoli come atti di fede, i dialoghi tra Arturo e il Papa hanno il ritmo e la leggerezza di chi sa che il sorriso non è il contrario della profondità.
    Ma sotto il registro comico scorre qualcosa di più serio: la domanda su cosa siamo disposti a cambiare di noi stessi per amore — di una persona, di un’idea, di Dio. Una domanda che Pif, da laico dichiarato, lascia aperta con onestà e rispetto. E questo, a Pasqua, vale forse più di qualsiasi predica.

…Che Dio perdona a tutti è nelle sale dal 2 aprile 2026. Durata: 117 minuti.

Produzione: OUR FILMS e PIPERFILM, in collaborazione con Netflix.



Voto dello Spettatore Curioso:

★★★★★ 5/5

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