Un film che non ti lascia tranquillo. After the Hunt di Luca Guadagnino è un dramma che monta lentamente, ma raggiunge intensità emotive vigorose, grazie soprattutto a Julia Roberts, la cui interpretazione è il vero fulcro — un crocevia di verità, compromessi e silenzi.

1. L’intensità di Julia Roberts
Roberts interpreta Alma Imhoff, professoressa di filosofia stimata in una università prestigiosa, prossima all’ottenimento della cattedra. Ma l’apparente compostezza del suo status e del suo ruolo nasconde fratture profonde: un passato che torna a mordere, un’agenda personale forte ma tormentata. Non è l’eroina perfetta, e proprio il suo essere imperfetta la rende magnetica.
Contrasti interiori: c’è un equilibrio continuamente incrinato tra la sua autorità intellettuale e la sua vulnerabilità emotiva — la lucidità che vacilla, l’autoinganno che si fa sentire. Presenza fisica e gestuale: i dettagli contano — un sorriso trattenuto, una tensione che si manifesta nel corpo, un momento in cui il tono della voce cambia — Roberts sa come far pesare il non detto. L’elemento sorpresa: in diverse scene, in cui Alma è costretta a difendere o mettere in discussione qualcuno, Roberts rivela un volto multiplo — difensivo, accorato, colto nell’ipocrisia, spiazzato dalla propria morale.
Insomma, è un ruolo che le richiede non solo vigore, ma anche fragilità, e lei riesce a navigare quel filo sospeso con credibilità, mettendo l’interpretazione al servizio delle sfumature.
2. Quando la giustizia non è la verità
Uno dei temi più potenti del film è che giustizia e verità non coincidono necessariamente, e non sempre sono protagoniste — almeno non nel senso classico.
Ambiguità morale: non ci viene dato un «colpevole» con la certezza. Le accuse, le difese, le relazioni personali tutte sfumano i contorni. Alma, nel suo ruolo, si trova a dover scegliere dove stare — ma ogni posizione ha ombre. La verità come prisma: sono molte le verità, non una sola. Quella della studentessa, quella del professore accusato, quella dell’istituzione accademica, quella che Alma custodisce dentro di sé. Il film non risolve queste verità, ma le mette in scena, le fa dialogare e confliggere. La giustizia istituzionale vs quella personale: il giudizio delle persone (colleghi, studenti, opinione pubblica) ha peso, ma non equivale a una verità interiore. Alma scopre che la libertà intellettuale, la reputazione, il potere accademico non sono sufficienti per garantire una giustizia che senta giusta anche nella coscienza.
3. Perché vale la pena vederlo
Riflessione contemporanea: il film affronta questioni attuali — #MeToo, responsabilità, potere, autorità — senza sconti, senza semplificazioni. È un invito al dibattito. Regia e atmosfera: Guadagnino costruisce un ambiente teso, elegante, dove l’ambiente accademico diventa arena morale — e le piccole scene quotidiane pesano quanto quelle pubbliche. Ogni gesto, ogni sguardo diventa rivelatore. Interazioni umane intense: non è tanto la scena clamorosa che colpisce, ma quelle più intime, le parole non dette, il rimpianto, le relazioni che cambiano quando la verità viene evocata.
Conclusione
After the Hunt è un film che non promette certezze, e in questo consiste gran parte della sua forza. Julia Roberts dà una performance ricca, coraggiosa, che lascia il segno: non per essere perfetta, ma per essere al tempo stesso potente e vulnerabile. Se stai cercando un film che metta alla prova i tuoi preconcetti sulla verità, che faccia agitare l’animo con domande difficili — piuttosto che darti risposte rassicuranti — questo è il film giusto.
