3 motivi per vedere “Adolescence”

Nel mare di serie che ogni giorno affollano le piattaforme di streaming, Adolescence – miniserie britannica diretta da Philip Barantini e ideata da Jack Thorne insieme all’attore e co-autore Stephen Graham – si distingue per forma e contenuto, affrontando in modo originale e profondo il tema dell’adolescenza. Composta da soli quattro episodi, è una visione che lascia il segno.

Ecco tre motivi per cui vale la pena guardarla (una puntata alla volta, come piace a noi):

1. Una miniserie breve, ma che scava in profondità

Una delle qualità più preziose di Adolescence è la sua brevità: quattro episodi intensi, ciascuno girato in piano sequenza, senza stacchi, con una regia che immerge lo spettatore nella vita dei protagonisti in modo viscerale. Philip Barantini – già noto per Boiling Point – ci porta letteralmente dentro la storia, seguendo da vicino i personaggi, girando loro intorno, come a voler entrare nella loro coscienza. Ogni episodio si concentra su un punto di vista diverso, offrendo prospettive intime e dolorose su ciò che accade. Il nostro consiglio, come sempre, è quello di evitare il binge-watching: Adolescenceva gustata con calma, un episodio per sera, per assorbirne appieno l’impatto emotivo.

2. Perché l’adolescenza è un territorio ancora poco esplorato

Il cuore della serie è Jamie Miller, un ragazzo di tredici anni (interpretato dallo straordinario esordiente Owen Cooper) accusato di aver ucciso una coetanea. Ma il punto non è solo il fatto in sé, quanto il contesto: un’adolescenza vissuta in un universo parallelo fatto di social, isolamento e fragilità emotiva. La serie mette a fuoco una verità scomoda: i social network, che dovrebbero unire, diventano spesso spazi di solitudine, dove si annidano pericolose forme di radicalizzazione e bullismo. Il dramma è che gli adulti – genitori, insegnanti, terapeuti – non possiedono più i codici per entrare in quel mondo. E quando il disagio cresce, il pericolo non viene colto in tempo. Adolescence racconta tutto questo con crudezza e verità, senza mai cedere alla retorica.

3. Un cast straordinario, a partire da Owen Cooper

Il giovane Owen Cooper è la rivelazione della serie: con il suo sguardo inquieto e la sua fisicità impacciata e dolce, restituisce tutta la complessità di un’età vulnerabile. Al suo fianco, Stephen Graham – anche autore della serie – interpreta un padre confuso e impotente con una delicatezza rara. Notevole anche Erin Doherty (già vista in The Crown), che veste i panni della psicologa Briony Ariston in un episodio tutto centrato sul confronto terapeutico. Completano il cast Christine Tremarco nel ruolo della madre, Ashley Walters e Faye Marsay nei panni degli ispettori che indagano sul caso. Tutti gli attori contribuiscono a dare profondità e umanità ai personaggi.

Adolescence ha già ricevuto importanti riconoscimenti: premiata come miglior miniserie e miglior regia agli Astra TV Awards 2025, ha anche consacrato Owen Cooper come miglior attore non protagonista. Ma il vero premio lo riceve da chi guarda: un pugno nello stomaco che spinge a riflettere, a osservare meglio i nostri figli, a fare domande scomode e a non dare mai nulla per scontato.

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