Presentato in anteprima alla stampa, Albatross, il nuovo film di Giulio Base, non è solo un racconto di formazione, ma un’opera che ha il coraggio di scavare nelle pieghe della storia recente italiana, affrontando temi controversi e mai del tutto elaborati dal nostro immaginario collettivo.
Al centro del film c’è Almerigo Grilz, videoreporter triestino, ucciso in Mozambico nel 1987, mentre documentava un conflitto dimenticato.
Ma più che un biopic, Albatross è un invito a riflettere su giustizia, ideologia e memoria.

Ecco tre motivi per cui vale davvero la pena vederlo:
1. Perché racconta gli scontri tra giovani schierati su ideologie opposte, svelando come siano stati strumentalizzati da poteri superiori
Albatross riporta lo spettatore agli anni Settanta, quando l’Italia era una polveriera ideologica. Giovani militanti, animati da valori e passioni opposte, si scontravano nelle piazze e nelle università. Ma il film, con uno sguardo lucido, va oltre la superficie della contrapposizione, mostrando come quei ragazzi fossero spesso inconsapevolmente manovrati da poteri più grandi di loro, sfruttati come pedine in giochi politici e geopolitici di cui ignoravano le vere dinamiche. Un messaggio attualissimo in un’epoca in cui l’informazione è ancora oggetto di manipolazione.
2. Perché mostra come, al di là delle appartenenze, ci fossero spiriti liberi capaci di riconoscere obiettivi comuni
Non tutti, però, si sono fermati alla contrapposizione cieca. Albatross celebra quelle figure – spesso isolate – che riuscivano a vedere nell’avversario un interlocutore, un essere umano animato da un desiderio sincero di trasformazione della società. In un passaggio intenso, il film fa emergere come esistesse un pensiero critico capace di superare le etichette, in netto contrasto con la massa che, anche a distanza di decenni, ha continuato a giudicare più la provenienza che l’intenzione. È un invito implicito a ripensare le categorie del “nemico” e a recuperare la complessità delle persone.
3. Perché denuncia l’ostracismo della cultura antifascista integralista nei confronti di chi, come Grilz, ha sacrificato la vita per raccontare la verità
Il protagonista del film, Almerigo Grilz, è stato sistematicamente cancellato dalla memoria culturale ufficiale solo per le sue origini politiche. Ma il film di Giulio Base, con rispetto e senza agiografia, racconta la scelta radicale di Grilz: entrare nei teatri di guerra del mondo armato solo di una telecamera, per documentare conflitti dimenticati da tutti. Una vocazione pura, giornalistica nel senso più autentico, che gli è costata la vita. Il film denuncia l’incapacità di certa cultura di sinistra di riconoscere il valore umano e professionale al di là delle appartenenze, un tema ancora oggi scomodo ma necessario.
Con Albatross, Giulio Base firma un film divisivo ma necessario, che non ha paura di toccare nervi scoperti. E proprio per questo, merita attenzione.
