Ci sono film che deludono, altri che annoiano, e poi ci sono quelli che riescono nell’impresa di far rimpiangere il prezzo del biglietto. Mickey 17, il nuovo film di Bong Joon-ho, riesce in quest’ultima categoria con un’abilità quasi scientifica.

Dopo il capolavoro Parasite e la distopia sociale di Snowpiercer, Bong si lancia nella fantascienza high-concept con Robert Pattinson e Toni Collette… e affonda clamorosamente.
Il film, 139 minuti infiniti, è un’esperienza surreale, ma non nel senso positivo del termine. Una sceneggiatura improbabile, tempi narrativi dilatati senza motivo, personaggi macchiettistici da B-movie e, ciliegina sulla torta, un secondo tempo in cui il protagonista interagisce con dei vermi rotolanti e una grotta di ghiaccio.
Ecco tre motivi per cui questo film è una “boiata pazzesca”.
1. Una sceneggiatura improbabile e noiosa
Il film prende spunto dal romanzo di Edward Ashton, raccontando la storia di Mickey, un uomo “sacrificabile” in una missione spaziale, clonato ogni volta che muore.
Sulla carta, una premessa interessante. Ma sulla pellicola? Un susseguirsi di eventi senza mordente, dialoghi piatti e una narrazione che si trascina come un condannato ai lavori forzati.
Ci si aspetterebbe una riflessione sulla clonazione, sull’identità, sull’etica della scienza. Niente di tutto ciò.
Invece, si perde tempo con scene ripetitive, situazioni che non portano da nessuna parte e un Pattinson più spaesato che carismatico.
Quando finalmente sembra accadere qualcosa di significativo, è troppo tardi: lo spettatore è già psicologicamente provato.
2. Personaggi macchiettistici da B-movie
Robert Pattinson, che in altri ruoli ha brillato (The Lighthouse, Good Time), qui è intrappolato in un personaggio privo di carisma.
Ma il vero disastro sono i comprimari.
Toni Collette, sprecata in un ruolo che avrebbe potuto essere interpretato da un cartonato. Il resto del cast? Figure caricaturali, senza spessore, buone giusto per un film di serie B.
Sembra quasi che Bong Joon-ho abbia dimenticato come si scrivono personaggi memorabili.
3. Il secondo tempo: vermi rotolanti e una grotta di ghiaccio
Quando pensi che il film non possa peggiorare, arriva il secondo tempo.
Dopo un’ora di premesse già stanche, il protagonista viene catapultato su un pianeta inospitale, dove interagisce con… vermi giganti che rotolano.
Letteralmente. Vermi rotolanti.
E non finisce qui: il punto più “emozionante” di questa odissea? Una grotta di ghiaccio.
Non una città aliena. Non un incontro scioccante con una forma di vita sconosciuta. No. Una grotta di ghiaccio.
A quel punto, la sala inizia a chiedersi se è vittima di un esperimento sociale.
Conclusione: un’occasione sprecata
Se Bong Joon-ho voleva raccontare una storia sci-fi avvincente e filosofica, ha fallito.
Mickey 17 è un film pretenzioso ma privo di sostanza, un’esperienza frustrante che spreca il suo concept e il talento del cast.
Se cercate fantascienza intelligente, guardate altro. Se amate Bong Joon-ho, fate finta che questo film non esista.
Perché “Mickey 17” è una boiata pazzesca, e non ci sono cloni che tengano.
