Ci sono opere cinematografiche che vanno oltre l’immagine, che riescono a creare un ponte tra arte visiva e parola scritta. “Il mestiere di vivere”, scritto e diretto da Giovanna Gagliardo, è proprio una di queste. Con un approccio che combina una tecnica apparentemente documentaristica a un’estetica ricercata, il film ci regala un ritratto vivido e attuale di Cesare Pavese, uno degli scrittori più emblematici del Novecento italiano.
Tre motivi per cui vale la pena vederlo:

1. Un viaggio nel cuore di Cesare Pavese
Il film si concentra sulla vita e sull’eredità culturale di Pavese, esplorando non solo lo scrittore ma anche l’uomo dietro le pagine. Attraverso i suoi vari “mestieri” – poeta, romanziere, traduttore, editore – Pavese emerge come una figura complessa e incredibilmente contemporanea. La regista non si limita a raccontare la sua biografia, ma ci invita a immergerci nel suo mondo, dalla poesia narrativa alla letteratura americana, passando per il suo ruolo cruciale nella nascita della casa editrice Einaudi.
2. Un’estetica unica e suggestiva
La scelta del bianco e nero in alcune parti del film, arricchito da punti di colore che emergono nelle immagini, conferisce al film un’estetica raffinata e unica. Questo linguaggio visivo, unito all’uso sapiente di materiali d’archivio e contributi cinematografici, come quelli di Riso amaro o Le amiche, trasforma il documentario in un’opera d’arte che omaggia la cultura del secolo scorso. La fotografia di Roberta Allegrini e il montaggio di Emanuelle Cedrangolo amplificano il senso di intimità e poesia che permea ogni scena.
3. Il potere del cinema che risveglia la voglia di leggere
“Il mestiere di vivere” è un film che riporta al desiderio della lettura. Ogni capitolo della vita di Pavese è un invito a riprendere in mano i suoi diari, le sue poesie, i suoi romanzi. È impossibile uscire dalla sala senza sentire l’irrefrenabile voglia di approfondire l’opera di questo scrittore, che, come dice la regista, ci parla non del suo presente, ma del nostro.
Conclusione
Giovanna Gagliardo riesce nell’impresa di trasformare Cesare Pavese in un compagno di viaggio per lo spettatore contemporaneo. Non è solo un documentario su uno scrittore, ma una riflessione sulla complessità dell’esistenza, sull’eredità culturale e sull’importanza di non cercare risposte semplici. Un film che non solo si guarda, ma si vive.
