La mostra Nuove avventure sotterranee, curata da Alessandro Dandini de Sylva, è ospitata allo Spazio Extra del MAXXI di Roma e rappresenta un nuovo capitolo del progetto di committenza fotografica promosso da Ghella, storica azienda italiana specializzata in scavi sotterranei. Dal 14 giugno al 25 settembre 2024, il pubblico potrà esplorare un affascinante viaggio visivo attraverso oltre 100 immagini realizzate da cinque artisti contemporanei.
Ecco tre motivi per cui questa mostra merita di essere visitata:

1. Un’inedita prospettiva sui cantieri globali
La mostra presenta il lavoro di cinque fotografi – Stefano Graziani, Rachele Maistrello, Domingo Milella, Luca Nostri e Giulia Parlato – che hanno documentato i grandi cantieri infrastrutturali di Ghella sparsi in quattro continenti, tra cui Canada, Argentina, Australia e Nuova Zelanda. La loro interpretazione visiva trasforma ciò che solitamente è un lavoro tecnico e industriale in un’esperienza poetica. Le fotografie offrono una visione inedita di questi cantieri, mostrando non solo le macchine escavatrici e gli operai al lavoro, ma anche dettagli che richiamano la bellezza del paesaggio circostante. Questo contrasto tra la potenza della tecnologia e la natura genera immagini di grande impatto, spingendo lo spettatore a riflettere sulla trasformazione del territorio e sull’interazione tra uomo e ambiente.
2. Un dialogo tra passato e presente
Uno degli elementi più interessanti della mostra è il confronto tra le nuove opere fotografiche e le immagini provenienti dagli archivi storici di Ghella, realizzate da tecnici e ingegneri tra gli anni Sessanta e i primi Duemila. Questa dualità permette di osservare l’evoluzione dell’estetica fotografica applicata alle grandi opere infrastrutturali. Le foto d’archivio, pur nella loro “estetica inconsapevole”, rappresentano la funzionalità e l’efficienza dei cantieri, mentre quelle dei fotografi contemporanei introducono una riflessione artistica che supera il documento puro per esplorare concetti più astratti, come l’ambiguità del documento fotografico e il simbolismo della caverna. Questa connessione tra passato e presente arricchisce l’esperienza della mostra e offre un’interpretazione più ampia dell’impatto delle infrastrutture sul paesaggio e sulla società.
3. Fotografia come meditazione sull’immaginario urbano
Le opere esposte non si limitano a documentare i cantieri sotterranei, ma offrono una riflessione più ampia sulla natura della fotografia stessa e sul suo ruolo nel raccontare la realtà. Le immagini di Nuove avventure sotterranee oscillano tra documentazione e sperimentazione artistica, lasciando spazio a una “distanza poetica” che invita il pubblico a riconsiderare l’immaginario visivo associato ai grandi progetti infrastrutturali. I fotografi non cercano solo di rappresentare ciò che vedono, ma di interrogarsi sui cliché visivi e di esplorare il potenziale simbolico delle loro opere. Questo approccio rende la mostra non solo una celebrazione dell’ingegneria e dell’architettura, ma anche una meditazione sul modo in cui le immagini possono raccontare storie complesse e multilivello.
La mostra Nuove avventure sotterranee è un’opportunità unica per immergersi in un viaggio visivo che unisce tecnologia, arte e riflessione storica.
