3 motivi per visitare “Ambienti 1956-2010” #MAXXI

La mostra Ambienti 1956-2010. Environments by Women Artists II, curata da Giulia Zompa e ospitata al MAXXI di Roma, rappresenta una riscrittura della storia dell’arte del secondo Novecento da una prospettiva tutta al femminile. Questo secondo capitolo del progetto, iniziato con Inside Other Spaces – Environments by Women Artists 1956-1976, non solo riesce a superare gli stereotipi di genere, ma offre una visione nuova e coinvolgente sull’arte ambientale creata da donne.

Ecco tre motivi per cui non si può perdere questa esposizione:

1. Un viaggio attraverso ambienti immersivi e sperimentali

La mostra include opere di artiste che, dal 1956 al 2010, hanno sfidato le convenzioni artistiche con installazioni ambientali audaci e innovative. Le opere spaziano dalla ricerca sulla percezione sensoriale, come il Vento di s.e. velocità 40 nodi di Laura Grisi, che accoglie il visitatore con un impetuoso getto d’aria, alle complesse strutture di Aleksandra Kasuba con A Spectral Passage, un passaggio che si illumina di colori arcobaleno, creando un ambiente trasformativo. Le installazioni permettono al pubblico di interagire fisicamente e mentalmente con lo spazio, rendendo l’esperienza espositiva unica e memorabile. L’approccio interattivo stimola riflessioni sul rapporto tra corpo, spazio e percezione, in un continuo dialogo tra l’opera d’arte e il pubblico.

2. La rilettura dell’arte ambientale dal punto di vista femminile

Uno degli elementi più rilevanti di questa mostra è la possibilità di osservare come le donne abbiano contribuito alla storia dell’arte ambientale. Oltre a esplorare tematiche universali come la luce, il movimento e lo spazio, alcune opere affrontano anche aspetti unici legati al vissuto femminile. Penetracion/Expulsión di Lea Lublin, ad esempio, trasporta il pubblico in un’esperienza che richiama la maternità, con un tunnel trasparente che rappresenta il grembo materno, accompagnato da elementi simbolici come palloncini che simboleggiano l’ovulazione. Queste opere portano alla luce una sensibilità particolare verso tematiche legate al corpo e all’identità femminile, arricchendo il panorama dell’arte ambientale con una prospettiva differente e profondamente personale.

3. Un dialogo tra artisti del passato e del presente

La mostra mette in relazione opere storiche e contemporanee, creando un ponte temporale tra diverse generazioni di artiste. Si passa dalle collaborazioni pionieristiche come quella tra Nanda Vigo e Lucio Fontana con l’installazione Ambiente Spaziale “Utopie” del 1964, che invita a distendersi su un tappeto ondulato in uno spazio rilassante, alle opere più recenti, come Sleeplessness di Micol Assaël del 2003, che utilizza la privazione del sonno come metafora di un’esperienza sospesa. Questa continua alternanza tra opere storiche e nuove sperimentazioni offre una visione completa e multidimensionale dell’evoluzione dell’arte ambientale, dimostrando come le artiste abbiano costantemente spinto i confini della creatività. Il contesto architettonico del MAXXI, progettato da Zaha Hadid, contribuisce ulteriormente a creare un dialogo dinamico tra le opere e lo spazio circostante.

In definitiva, Ambienti 1956-2010. Environments by Women Artists II è una mostra che combina innovazione, riflessione critica e un’esperienza multisensoriale che affascinerà chiunque sia interessato a comprendere il contributo delle donne all’arte contemporanea.

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