La mostra “Klimt. La Secessione e l’Italia”, ospitata al Museo di Roma a Palazzo Braschi, è un’opportunità imperdibile per esplorare l’universo creativo di Gustav Klimt, un artista che ha segnato la storia dell’arte del XX secolo. Con oltre 200 opere tra dipinti, disegni, sculture e documenti d’epoca, la mostra offre un percorso immersivo che celebra il suo legame con l’Italia e la sua influenza sulla Secessione viennese.
Ecco tre motivi principali per cui vale la pena visitarla:

1. Capolavori iconici di Klimt in mostra
Tra le opere esposte figurano alcune delle tele più celebri dell’artista, come Giuditta I (1901), con la sua potenza espressiva e sensualità, e Amiche I (Le Sorelle) (1907), un dipinto che esemplifica la sua maestria nel rappresentare l’intimità femminile. La mostra include anche il magnifico Ritratto di Amalie Zuckerkandl (1917-18) e Signora in bianco (1917-18), che esprimono il virtuosismo di Klimt nel ritrarre la figura femminile con eleganza e profondità psicologica. Un’occasione eccezionale è rappresentata dall’esposizione de La sposa (1917-18), prestata per la prima volta dalla Klimt Foundation di Vienna, e dal Ritratto di Signora (1916-17), ritrovato nel 2019 dopo essere stato trafugato dalla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza. Questi capolavori offrono una panoramica completa della maturità artistica di Klimt e del suo stile simbolista, con i suoi caratteristici motivi decorativi, l’uso del colore oro e la profonda carica emotiva che trasmette attraverso le sue figure.
2. Un dialogo tra Klimt e l’arte italiana
La mostra indaga per la prima volta il rapporto tra Klimt e l’Italia, mettendo in luce i viaggi che l’artista intraprese nel nostro Paese e i suoi legami con il panorama artistico italiano. Tra i prestiti eccezionali provenienti da musei italiani e internazionali, vi sono le opere di artisti italiani influenzati dal linguaggio innovativo di Klimt, come Galileo Chini, Giovanni Prini e Enrico Lionne. Il confronto tra le opere di Klimt e quelle di artisti italiani permette di comprendere come la Secessione viennese abbia ispirato nuove sensibilità e declinazioni artistiche, in particolare durante le esposizioni di Ca’ Pesaro e della Secessione romana. Questo dialogo visivo evidenzia il forte impatto di Klimt non solo sul contesto viennese, ma anche sul movimento modernista italiano, portando a una fertile contaminazione tra stili e idee.
3. Ricostruzione digitale dei Quadri delle Facoltà
Uno degli elementi più sorprendenti della mostra è la ricostruzione digitale dei Quadri delle Facoltà di Klimt – La Medicina, La Giurisprudenza e La Filosofia – opere monumentali realizzate per l’Università di Vienna tra il 1899 e il 1907, andate perdute durante un incendio nella Seconda Guerra Mondiale. Grazie alla collaborazione con Google Arts & Culture, queste opere sono state ricostruite digitalmente a colori, utilizzando l’intelligenza artificiale e le descrizioni dell’epoca per riportarle alla vita. Questa straordinaria innovazione consente ai visitatori di ammirare nuovamente queste allegorie, che avevano scandalizzato per la loro rappresentazione audace dell’erotismo e della sessualità. È una vera e propria finestra sul passato, che permette di apprezzare l’impatto rivoluzionario di Klimt anche su temi accademici e intellettuali.
Altri elementi di rilievo
La mostra offre inoltre una panoramica completa della Secessione viennese, con dipinti, sculture e oggetti di design di artisti come Koloman Moser, Josef Hoffmann, Carl Moll e molti altri. Questi artisti, stretti collaboratori di Klimt, hanno contribuito a creare un movimento artistico totale, che integrava arte, architettura e design. A ciò si aggiunge la straordinaria ricostruzione digitale dei mosaici di Ravenna, visitati da Klimt durante uno dei suoi viaggi in Italia, che furono fonte di ispirazione per le sue celebri decorazioni dorate.
La mostra “Klimt. La Secessione e l’Italia” non è solo un tributo all’opera di un genio dell’arte, ma un viaggio nella cultura mitteleuropea e italiana del primo Novecento, ricco di scoperte, influenze e connessioni artistiche. Una tappa fondamentale per chi vuole comprendere l’evoluzione del linguaggio artistico e il lascito di uno degli artisti più rivoluzionari del suo tempo.
