Giovanni Veronesi lascia la commedia e porta Favino e Orlando nel Seicento dell’Inquisizione, dove la fede può ancora essere una risata.
Toscana, Seicento. Un frate analfabeta, Leopoldo da Casamacchia, racconta il Vangelo con una gioia contagiosa, le chiese si svuotano e l’eco della sua voce arriva fino a Roma. Il Papa affida il caso al cardinale Maculani, il più autorevole inquisitore del suo tempo. Giovanni Veronesi firma con Dio ride il suo film più inatteso, selezionato alla Mostra del Cinema di Venezia. Nelle sale dal 29 ottobre.
Ecco i tre motivi per vedere questo film:
1. Perché la fede è come la neve
A un certo punto il frate di Favino dice che la fede assomiglia alla neve, potente come una valanga ma delicata come un fiocco. In questa immagine si racchiude lo scontro che si combatte sullo schermo: da una parte la potenza della Chiesa cattolica e della sua brutale Inquisizione, dall’altra la fragilità di un uomo che, sulle orme di Francesco, concentra il suo sguardo sulla risata di Dio. È un modo diverso di raccontare una fede che porta gioia e non prevaricazione, e Veronesi lo fa con un rigore sorprendente per chi lo ricorda solo come autore di commedie.
2. Perché Favino e Orlando sono due protagonisti di altra caratura
Favino è autentico nei panni del frate, e la sua spassosa parlata in dialetto lo rende subito credibile e commovente. Di fronte a lui uno strepitoso Silvio Orlando, prigioniero di una gerarchia che lo vede come probabile nuovo Papa, con un cuore che gli fa percepire l’autenticità del messaggio di Leopoldo. Anche il suo cardinale è caratterizzato dall’ironia, ma è un’ironia senza sorriso, che serve più che altro a stigmatizzare la realtà che lo chiamerebbe prepotentemente a scelte diverse, forse impossibili per la sua posizione e per l’epoca in cui si ritrova. Il loro duello a colpi di sguardi e di parole è il cuore del film.
3. Perché l’Italia è protagonista, quanto gli attori
Le Crete Senesi, i canyon, i boschi, i fiumi incastrati nelle rocce: le ambientazioni naturalistiche sono spettacolari e il frate appare spesso piccolo davanti all’immensità del paesaggio, come se la natura fosse la manifestazione più alta della creazione. Il film è stato girato tra Volterra, Siena e Monte Amiata, e persino la grotta, cuore simbolico del racconto, è stata costruita dentro una cava fino a confondersi con la roccia. Il paesaggio non è mai un fondale, ma un personaggio che accompagna il cammino di Leopoldo con discrezione.
Complessivamente Dio ride è un film onesto, che non pretende di essere consolatorio. Evidenzia senza sconti la brutalità con la quale la Chiesa, in una fase storica, decise di preservare l’autenticità della fede, dimenticando forse il fine ultimo del messaggio di Gesù, che era proprio la gioia e quindi il sorriso di ognuno di noi.
Nelle sale dal 29 ottobre 2026, distribuito da Piperfilm.
Il voto dello Spettatore Curioso
★★★★☆
Quattro stelle: un film onesto e luminoso, che fa ridere di Dio per ricordarci a cosa serve la fede.
