Site icon Lo Spettatore Curioso

3 motivi per vedere “Il rumore delle cose nuove” – recensione film

Paolo Genovese apre la Festa del Cinema di Roma con tre coppie in crisi, un’Emanuela Fanelli al meglio e una trama che ci inganna con grazia fino all’ultimo.

Emanuela Fanelli, Edoardo Pesce e Stefano Accorsi

Tre coppie che non si conoscono, una gabbia costruita da ciascuna per paura di ciò che c’è là fuori, e un evento inatteso che le coinvolge tutte e le costringe a rimettere in ordine cuore e anima. Paolo Genovese, già regista di Perfetti sconosciuti e FolleMente, torna con Il rumore delle cose nuove, scelto come film d’apertura della 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma. Al cinema dal 12 novembre.

Ecco i tre motivi per vedere questo film:

1. Perché c’è la migliore Emanuela Fanelli di sempre

Il film segue molti personaggi, ognuno con la sua storia e il suo piccolo mondo, e per buona parte del racconto sembrano vite parallele che non si toccano. Poi, a poco a poco e in modo più o meno tragico, i fili si incrociano. Il merito di tenerli insieme è soprattutto di Emanuela Fanelli, che con Genovese compie un salto di maturità: la sua comicità non è più solo la battuta che fa sorridere, ma un modo di guardare i personaggi con tenerezza e con una malinconia che non pesa mai. È lei a cucire la trama dispersa e a dare al film il suo centro emotivo, senza mai togliere spazio agli altri. Intorno a lei il cast lavora benissimo, da Claudia Pandolfi a Vittoria Puccini, da Stefano Accorsi a Lino Musella, fino a Edoardo Pesce e Claudio Santamaria.

2. Perché è un film ricco di cinema

Si sente che dietro questa storia c’è un regista che ama il mestiere. Il rumore del titolo non è soltanto una metafora: il film ci porta dentro il lavoro del rumorista, quello di chi costruisce con oggetti e gesti i suoni che poi crediamo appartengano alle immagini. Ci sono le comparsate di un’attrice mancata, che con un tocco di ironia ci ricorda quanti sogni restano a margine dello schermo, e ci sono i set in strada, con la città che diventa parte della messa in scena. Il cinema che parla di cinema, qui, non è mai un vezzo: serve a raccontare personaggi che cercano un senso, un posto, un nuovo inizio.

3. Perché affronta temi che ci toccano da vicino

Al centro c’è la crisi della coppia di mezza età, quella in cui non è successo niente di irreparabile ma si è smesso di muoversi, e la paura di rompere ciò che si è costruito, anche se sta stretto. Il film suggerisce che la vita nuova può nascere proprio dal rumore delle cose vecchie, e che per ascoltarla bisogna accettare di incrinare qualcosa. Accanto a questo, il tema della maternità e della paternità: desiderata, mancata, biologica o di fatto, trattata con delicatezza e senza risposte facili. E in tutto questo Genovese, come sempre, si diverte con noi: la trama è costellata di piccoli inganni, indizi e false piste che giocano con le nostre aspettative, e quando credi di aver capito dove stiamo andando, il film ti sorprende con una svolta che fa sorridere o commuovere.

Genovese è uno dei pochi registi italiani capaci di fare un cinema popolare senza rinunciare alla scrittura, e anche questa volta ci riesce. Il rumore delle cose nuove è una commedia che si regge sulle persone, sulle loro paure e sui loro errori, più che sulle battute. Esci dalla sala con il sorriso e con la voglia di ascoltare meglio i rumori della tua vita, anche quelli che sembrano sempre uguali.

Al cinema dal 12 novembre 2026, distribuito da 01 Distribution.


Il voto dello Spettatore Curioso

★★★★☆

Quattro stelle: una commedia corale che ci inganna con grazia, con la Fanelli più sicura e ispirata che abbia mai avuto.


Exit mobile version