Site icon Lo Spettatore Curioso

3 motivi per vedere “RICCHI… DA MORIRE, DELITTI IN FAMIGLIA” -recensione film

Un condannato a morte. Un prete al capezzale. E una storia che comincia a sgorgare come un’acqua trattenuta troppo a lungo. Ricchi… da morire, Delitti in famiglia di John Patton Ford è una dark comedy brillante, spudorata e sorprendentemente affettuosa, che prende il classico britannico Sangue blu (1949) e lo ribalta in chiave americana con una verve e un’eleganza che fanno del film uno dei titoli più originali della stagione. Dal 17 giugno al cinema.

3 motivi per vedere "RICCHI… DA MORIRE, DELITTI IN FAMIGLIA" -recensione film 5

Becket Redfellow (Glen Powell) e Julia (Margaret Qualley)

Becket Redfellow (Glen Powell) è nato fuori dal matrimonio e rinnegato alla nascita dal patriarca Whitelaw (Ed Harris), che ha costretto la madre a scegliere tra il figlio e la famiglia. Lei ha scelto il figlio, crescendolo però in una povertà orgogliosa e piena di rimpianti, insegnandogli il tiro con l’arco, il pianoforte e i classici della letteratura come si fa con un aristocratico, nutrendolo di un senso del diritto che è insieme il suo tormento e il suo motore. Sul letto di morte, la madre gli affida un’ultima volontà: vendicati. Ottieni ciò che ti spetta. E Becket obbedisce, con metodo, con charme, e con una distanza morale che lascia senza fiato.

La struttura narrativa è quella del racconto in prima persona: Becket parla a un prete venuto a raccogliere le sue ultime confessioni, e nel farlo parla direttamente allo spettatore, trascinandolo in una spirale di eventi che porta verso un’esecuzione. Ma esecuzione di chi? È questa la domanda che il film si porta dietro come un elegante fil rouge, e la risposta, quando arriva, è al tempo stesso logica e spiazzante.

3 MOTIVI PER VEDERLO

1. Glen Powell al suo massimo, e lo sa.

C’è un tipo di attore che funziona non nonostante sia irresistibile, ma proprio perché lo è. Becket Redfellow è un personaggio che elimina i propri parenti uno ad uno per ereditarne il patrimonio, eppure lo guardiamo farlo con una specie di complicità felice, quasi orgogliosa. Ford costruisce il film intorno a questa paradossale identificazione, e Powell la abita con una naturalezza che rasenta il prodigio. Non recita un cattivo, recita un uomo che fa cose cattive e non se ne accorge nemmeno, o forse se ne accorge e non gli importa, il che è ancora più affascinante. Il carisma qui non è cosmetico: è strutturale, è il meccanismo che fa girare tutta la macchina narrativa.

3 motivi per vedere "RICCHI… DA MORIRE, DELITTI IN FAMIGLIA" -recensione film 6

Glen Powell in Becket Redfellow

2. Un cast che è un catalogo di perfezioni.

Ogni Redfellow che Becket incontra, ed elimina, è un piccolo mondo a sé: il cugino arrogante e sconsiderato che arriva in elicottero e si butta in piscina lanciando mazzette di cento dollari, il fotografo hipster convinto di essere un artista mentre scatta ritratti di senzatetto, il pastore della megachiesa che suona la chitarra elettrica prima del sermone, la filantropa che si crede Madre Teresa e forse non lo è. Ogni personaggio è scritto con una precisione quasi chirurgica e interpretato con la stessa. Margaret Qualley porta Julia, la femme fatale di lungo corso, a un livello di cinica luminosità che è davvero raro. Ed Harris, come il terribile Whitelaw, è presenza pura: quasi non appare nel film, eppure lo abita tutto, come un’ombra lunga. E poi c’è Jessica Henwick nei panni di Ruth, l’unica persona normale di tutta la storia, e quindi la più preziosa.

3 motivi per vedere "RICCHI… DA MORIRE, DELITTI IN FAMIGLIA" -recensione film 7

Jessica Henwick nei panni di Ruth

3. Una commedia che sa dove vuole arrivare, e ci arriva benissimo.

Il rischio di un film come questo, costruito su un personaggio amorale che lo spettatore deve non solo seguire ma tifare, è quello di scivolare nella furbizia fine a se stessa, nel cinismo da quattro soldi. Ford non ci cade. La storia ha una sua integrità emotiva, un centro di gravità che tiene insieme il divertimento e il disagio, la leggerezza e lo sconforto. Il meccanismo narrativo del racconto in prima persona al prete, con l’orologio che conta alla rovescia verso l’esecuzione, funziona benissimo: ci tiene svegli, ci fa domandare come andrà a finire, e ci porta, quasi senza che ce ne accorgiamo, a parteggiare per qualcuno che forse non lo meriterebbe. È un film ben costruito, divertente e spiazzante. Cinque stelle senza riserve.

3 motivi per vedere "RICCHI… DA MORIRE, DELITTI IN FAMIGLIA" -recensione film 8

Julia (Margaret Qualley)

Vale la pena ricordare che Ricchi… da morire è una rivisitazione liberissima di Sangue blu (Kind Hearts and Coronets), il capolavoro degli Ealing Studios del 1949 in cui Alec Guinness interpretava da solo otto personaggi. Ford lo traspone in America, lo esagera, lo rende più fisico e più feroce, e lo consegna a un’epoca in cui l’ambizione senza limiti non è più solo il privilegio di pochi aristocratici britannici, ma un riflesso del sogno americano portato alle sue conseguenze più assurde e più oneste. È un film che ti fa ridere. E poi, quando esci, ti chiedi un po’ di te.


Il voto dello Spettatore Curioso

⭐⭐⭐⭐⭐ (5/5)


RICCHI… DA MORIRE, DELITTI IN FAMIGLIA

(How To Make A Killing)

Regia di John Patton Ford

Con Glen Powell, Margaret Qualley, Ed Harris, Jessica Henwick

Dal 17 giugno al cinema


Exit mobile version