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4 giorni per capire cosa significa rinascere – reportage sul Cammino delle Terre Mutate

Un reportage in 4 tappe da Norcia ad Amatrice, nel decimo anniversario del terremoto del 2016

Ci sono viaggi che non finiscono quando si tolgono gli scarponi. Il Cammino delle Terre Mutate è uno di questi. Quattro giorni a piedi lungo la dorsale appenninica che il 24 agosto 2016 cambiò per sempre, non solo nella geografia fisica ma nell’anima di chi ci viveva e di chi, come noi, ci è passato dieci anni dopo portando ancora negli occhi le immagini di quella notte.

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Lasciando Norcia per i cammini della transumanza

Dal 30 maggio al 2 giugno 2026 abbiamo percorso il tratto centrale del cammino, da Norcia ad Amatrice, accompagnati da muli e asini, da guide di straordinaria competenza umana oltre che tecnica, e dalle storie di chi in queste montagne ha scelto di restare, o di tornare. Quello che segue non è una recensione. È un tentativo di restituire, tappa per tappa, qualcosa di ciò che si riceve quando si cammina lentamente attraverso un luogo ferito.

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I segni del terremoto

Il Cammino delle Terre Mutate è il primo Cammino di Solidarietà in Europa, nato dopo i sismi del 2016 per connettere comunità, paesaggi e persone lungo la faglia appenninica. Camminarci nel decimo anniversario non è stato soltanto un’escursione: è stato un gesto.

Giorno 1, Norcia → Castelluccio: il tempo dei muli

Il ritrovo è a Norcia alle nove del mattino. L’aria ha ancora quel fresco di quota che mette allegria nelle gambe, e già dalla piazza si intuisce che questo non sarà un trekking ordinario: ci sono i muli.

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Roberto Canali, alla guida del gruppo

Li gestisce Roberto Canali, mulattiere e guida ambientale escursionistica di Ancarano di Norcia, fondatore della cooperativa La Mulattiera. Roberto ha la pazienza antica di chi vive con gli animali e la capacità rara di trasmetterti, senza discorsi, una filosofia del viaggio completamente diversa da tutto ciò a cui siamo abituati. Con i muli non si va veloci. Non si può. E quella lentezza, all’inizio vissuta come limite, diventa nel giro di pochi chilometri la chiave per vedere davvero quello che si attraversa.

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Quando il cammino è ostruito, bisogna creare un nuovo passaggio per i muli

Il sentiero che porta da Norcia alla Piana di Castelluccio è uno degli antichi tracciati della transumanza, percorso per secoli da pastori e greggi lungo la stessa logica: il passo dell’animale come unità di misura del mondo. Si sale verso la Forca del Monte Ventosola e poi, d’improvviso, il Pian Grande si apre davanti in tutta la sua enormità. È uno di quei momenti in cui ci si ferma senza averlo deciso.

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Al valico appare l’immensa piana di Castelluccio

La Piana di Castelluccio è uno dei luoghi più straordinari dell’intero Appennino. In questa stagione i campi di lenticchie IGP disegnano geometrie di verde intenso ai piedi del Monte Vettore, e il paese arroccato sul colle, quasi interamente distrutto dal sisma, guarda dall’alto come un testimone silenzioso. Quella notte abbiamo dormito in tenda sotto un cielo che in città non si vede più. I muli, legati poco lontano, sonnecchiavano. Noi anche.

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Il verde intenso che prelude all’esplosione dei colori

Giorno 2 , Castelluccio → Arquata del Tronto: la memoria che cammina

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Il fascino dell’alba nella piana di Castelluccio

La seconda tappa porta nel cuore di ciò che il terremoto ha fatto a questi luoghi. Ad Arquata del Tronto ci aspetta Andrea Izzi, presidente dell’Associazione Arquata Potest. Il nome dell’associazione viene dallo Statuto di Arquata del 1470, in cui era scritto “Arquata può”: una frase che suonava come un monito per i viaggiatori di passaggio al confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie. Adesso suona come una promessa.

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Le strisce di neve nei primi giorni di giugno ci ricordano l’incredibile in inverno appena trascorso

Andrea ci racconta che otto giorni prima del terremoto, con quasi duecento persone, avevano inaugurato un sentiero che collegava simbolicamente i due Parchi Nazionali, i Monti Sibillini da una parte, il Gran Sasso e i Monti della Laga dall’altra. Poi il sisma ha azzerato tutto. Lui e la sua associazione hanno ricominciato da lì: dai sentieri. Oggi gestiscono e manutengono circa 150 chilometri di rete sentieristica, tra cui il GATA, il Grande Anello di Arquata, un percorso ad anello di 50 chilometri che abbraccia tutte le frazioni del comune. Unico in Europa il cui territorio insiste su due Parchi Nazionali.

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Pietro Spano guida il gruppo sulla ripida discesa

Ma il momento più inaspettato di questa giornata è una piccola deviazione che Andrea ci propone quasi sottovoce. Ci porta a Pretare, a visitare Daniele Felli: quarant’anni, carrozziere di Savorgnano del Torre, in provincia di Udine. Nel 2022 torna nei terreni della nonna Lucia, abbandonati dal 1972 sotto il Monte Vettore, e dietro la cappellina di famiglia trova qualcosa di sommerso dai rovi: una torre del Quattrocento, una delle sette costruite su ordine del Papa per difendere la Rocca di Arquata. Era anche dogana e osteria per i viandanti su una mulattiera millenaria.

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Daniele Felli e la sua torre

Daniele è figlio del Friuli del ’76: cresciuto nella ricostruzione, ha nel sangue l’idea che dalle macerie si rinasce. Viene qui con la sua auto carica di motoseghe, ripulisce i rovi con le sue mani, dorme in una casetta di legno che ha costruito da solo. Il suo sogno è semplice e nitido: “Vorrei creare una tappa per i viandanti. Un piccolo ristoro, tre o quattro casette, un chiosco. Non voglio un ristorante per lucrare: voglio un posto dove chi passa possa fermarsi, respirare, ricordare.”

Lo ascoltiamo in silenzio davanti alla torre, restituita alla luce dopo secoli di abbandono. È difficile non sentire, in questa storia, qualcosa di più grande di un uomo e di un rudere.

Profumi e colori del bosco

Giorno 3, Arquata → Accumoli: 52 nomi

Ci sono momenti in un cammino in cui si smette di camminare e si comincia a stare. Pescara del Tronto è uno di questi.

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La frazione, appartenente al comune di Arquata del Tronto, è stata quasi completamente rasa al suolo nella notte del 24 agosto 2016. Cinquantadue persone hanno perso la vita qui: più degli abitanti effettivi, perché quella era la notte di agosto e molti erano tornati per le vacanze. Cinquantadue persone in un luogo che si attraversa in pochi minuti.

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Della vecchia Pescara del Tronto non resta quasi più nulla

Il piccolo Parco della Memoria sorge tra quello che resta delle case. Ci entriamo in silenzio, quasi senza esserci detti niente. Qualcuno si ferma davanti a un nome, qualcuno scatta una foto e poi abbassa il telefono. Non c’è nulla da commentare. C’è solo da stare lì, in piedi, e lasciare che quel peso faccia quello che deve fare.

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Sulla prima figura, i nomi delle donne, sulla seconda dei bambini e sulla terza degli uomini di Pescara del Tronto morti nel terremoto

Ripartiamo con qualcosa di diverso nello zaino. Non più pesante, ma più pieno. Il cammino fino ad Accumoli scorre in una specie di raccoglimento collettivo: si chiacchiera, si scherza anche, ma con una consapevolezza nuova di dove si trovano i piedi e di cosa ha significato per queste terre ogni singolo metro quadrato.

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La poesia di Tommaso fa venire i brividi

Giorno 4, Accumoli → Amatrice: le persone che rendono possibile tutto questo

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In cammino per l’ultima tappa verso Amatrice

L’ultima tappa è la più breve in chilometri e la più lunga in significati. Amatrice, il cui centro storico è stato quasi completamente distrutto dal sisma, è il punto d’arrivo naturale di un cammino che ha fatto della memoria il suo filo conduttore. Ma prima di arrivarci, voglio fermarmi sulle persone senza cui questa esperienza non sarebbe stata possibile.

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Roberto Canali e Mauro Cappelletti in un attraversamento

Le guide che ci hanno accompagnato, Roberto Canali, Mauro Cappelletti e Pietro Spano, sono guide ambientali escursionistiche certificate. Tre professionisti che uniscono competenza tecnica di alto livello a una capacità rara di leggere il territorio non solo come paesaggio ma come testo: geologico, storico, umano. Con loro ogni pausa diventa un approfondimento, ogni salita una storia.

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Una delle poche case ricostruite

Le notti della seconda e della terza tappa le abbiamo trascorse montando le nostre tende nel giardino del Lago Secco Bed & Breakfast, a Illica di Accumoli. Una famiglia, innamorata del proprio territorio come si dice raramente con verità, che ha costruito intorno all’Oasi WWF del Lago Secco un piccolo presidio di turismo sostenibile nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. L’accoglienza, i pasti a base di prodotti locali, la generosità con cui ci hanno aperto spazi e racconti: sono state le ore in cui il gruppo si è davvero consolidato.

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Le nostre tende

Arriviamo ad Amatrice nel primo pomeriggio. I muli camminano davanti, con quella flemma dignitosa che in quattro giorni abbiamo imparato ad amare. La città mostra ancora i segni di una ricostruzione lenta, incompiuta in molti punti, ma viva. Ci sono negozi aperti, voci, qualche tavolino fuori. La vita, testarda, ha ripreso a occupare gli spazi.

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E con la nostra meta, la città di Amatrice

Quello che resta

Tornare da un cammino come questo non è come tornare da una vacanza. Si torna con qualcosa di spostato dentro, non rotto, spostato. Una diversa proporzione tra le cose importanti e le cose urgenti. Un rispetto nuovo per chi ha scelto di restare in luoghi in cui restare è difficile. E una gratitudine, strana e concreta, per il fatto che queste terre esistano ancora, che si possa ancora camminare tra Norcia e Amatrice, che qualcuno abbia avuto la visione di farne un cammino di solidarietà.

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Il Cammino delle Terre Mutate non guarisce le ferite. Non è questo il suo scopo. Ma le fa vedere. E a volte, vedere è già un modo di stare vicino.


Note pratiche

Cammino delle Terre Mutate: www.camminoterremutate.org

La Mulattiera, trekking someggiato con muli e asini: www.lamulattiera.it

Arquata Potest: www.arquatapotest.it

Lago Secco B&B, Illica di Accumoli: www.lagosecco.com

Guide ambientali escursionistiche: Camminiesploratori


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