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3 motivi per vedere Mother Mary – recensione film

C’è un momento in Mother Mary in cui una donna balla da sola. Nessuna musica. Solo il corpo, la memoria di un tradimento, e lo spazio vuoto che separa due esistenze che si sono toccate e poi allontanate senza mai davvero chiudere i conti. È in quel momento che David Lowery smette di fare un film sulla musica pop e inizia a fare qualcosa di molto più difficile: un film sulla cicatrice che lascia dietro di sé il desiderio non corrisposto di essere visti da chi si ama.

3 motivi per vedere Mother Mary - recensione film 2

Mother Mary segue l’iconica popstar omonima (Anne Hathaway) che, alla vigilia del suo grande ritorno sulle scene, riallaccia i contatti con Sam (Michaela Coel), un tempo sua migliore amica e costumista, oggi stilista affermata. Le chiede un abito. Ma quello che si apre tra le due donne è molto di più: un varco nelle ferite mai rimarginate, un confronto con ciò che è stato spezzato e non si è mai saputo ricomporre.


1. Due attrici, una sola scena: il cinema come corpo a corpo

Dimenticatevi l’Andy Sachs de Il diavolo veste Prada. Anne Hathaway costruisce qui una presenza radicalmente altra: ripiegata, fragile sotto la superficie levigata del personaggio pubblico, incapace di abitare se stessa senza l’approvazione di chi un tempo l’ha amata. È una performance coraggiosa, quasi autodistruttiva nel senso migliore, in cui il premio Oscar mette a nudo qualcosa che va oltre la tecnica.

Ma è Michaela Coel a rubare la scena con una silenziosa magnetismo che non ha bisogno di alzare la voce. La sua Sam è un essere quasi alieno nella sua compostezza: soffre, ma non si concede. Osserva, ma non perdona con facilità. Il film vive e respira nello spazio che si crea tra queste due donne, in quello che non si dicono, in quello che i corpi comunicano quando le parole cedono. Lowery riduce il cinema alla sua essenza più teatrale: due presenze, una stanza, il peso di ciò che è stato.


2. Il fantasma delle delusioni: come si riscrive una ferita

Mother Mary non è un film horror, ma ci assomiglia. E non per le scene raccapriccianti che Lowery stesso ha promesso (e puntualmente mantenuto) ma per il modo in cui restituisce la fenomenologia del trauma relazionale: quella sensazione che il passato non passi mai del tutto, che chi ci ha deluso continui a occupare spazio nella stanza anche quando non c’è.

Il film affronta il tema della riscrittura emotiva delle ferite con una sottigliezza inaspettata per un’opera che parte da un set da stadio. L’abbandono, la dipendenza creativa dall’altro, la colpa che si trasforma in nostalgia: tutto questo viene raccontato senza psicologia da manuale, ma attraverso la progressione viscerale di un incontro che potrebbe essere anche un esorcismo. Come in A Ghost Story, altro film di Lowery in cui i fantasmi erano molto più umani di quanto apparissero, il soprannaturale è solo un linguaggio per dire qualcosa che la realtà da sola non riesce a contenere.


3. La musica come personaggio, il silenzio come climax

Le musiche originali firmate da Charli XCX, Jack Antonoff e FKA Twigs non fanno da sfondo al film: ne sono la struttura portante. Pop esplosivo, sintetico, a tratti disturbante, che accompagna l’ascesa e la vertigine di Mother Mary come un secondo corpo. Lowery usa la musica nel modo in cui altri registi usano la luce: per svelare, non per decorare.

E poi, nel momento più alto del film, la musica sparisce. Mother Mary balla da sola, in silenzio, di fronte a Sam. Non è una scena di riconciliazione. È qualcosa di più difficile da nominare: il momento in cui una persona smette di esibirsi e comincia finalmente a chiedere. Quel silenzio vale più di qualsiasi beat prodotto da Antonoff.


Mother Mary non è un film per tutti, e questa è forse la sua più grande qualità. È lento dove potrebbe accelerare, ermetico dove potrebbe spiegarsi, disturbante dove potrebbe rassicurare. Chi si aspetta il biopic musicale troverà qualcosa di molto più strano. Chi accetta di perdersi nella stranezza di Lowery troverà uno dei film più personali e visivamente audaci della stagione.

Il voto dello Spettatore Curioso: ★★★★☆


Scheda tecnica 

Titolo: Mother Mary 

Regia: David Lowery 

Con: Anne Hathaway, Michaela Coel, Hunter Schafer, Jessica Brown Findlay, FKA Twigs 

Paese: Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Finlandia 

Anno: 2026 

Durata: 110′

Distribuzione: I Wonder Pictures / A24


Viva il cinema.

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