Al centro del bel film-documentario della regista inglese Trudie Styler c’è la straordinaria figura di don Antonio Loffredo, parroco della basilica di S.Maria della Sanità, al centro dell’omonimo quartiere di Napoli.
Ho avuto il piacere di conoscere don Antonio 10 anni fa. Dormii con la famiglia nel Bed&Breakfast attiguo alla chiesa e da lui restaurato ed aperto ai turisti. Mi fu presentato da un’amica restauratrice che aveva ricevuto da lui l’incarico di intervenire su alcuni affreschi rinvenuti nei lavori di ripristino delle Catacombe di San Gennaro.
Ho capito subito che la persona che avevo di fronte aveva capacità imprenditoriali ed una straordinaria visione strategica e ciò che ha realizzato in questi anni a Napoli e per Napoli ed è raccontato in parte nel film della Styler, ne è una riprova. E non stupisce che sia lui e non altri, seppur più conosciuti interpreti come il giornalista Saviano, il cuore del racconto.
Tre motivi per cui vale la pena vedere “Posso entrare? An Ode to Naples” di Trudie Styler:
1. Uno sguardo esterno affascinante: La regista britannica Trudie Styler, con un occhio esterno, esplora Napoli con meraviglia e curiosità, offrendo un punto di vista fresco sulla cultura, il caos e la bellezza della città.
2. Contrasti unici: Il film mette in risalto i contrasti tra generosità e crudeltà, luce e ombra, vita e morte, rivelando la complessità unica di Napoli attraverso le sue strade e i suoi abitanti.
3. Un omaggio alla musica e all’arte napoletana: Tra i collaboratori ci sono artisti come Clementino e Jorit, con una colonna sonora che riflette l’anima vivace e creativa della città.
