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3 motivi per vedere “Fremont” #RoFF18

Tre motivi per cui vale la pena vedere “Fremont” di Babak Jalali:

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  1. Un ritratto delicato e ironico dell’immigrazione: Fremont offre uno sguardo intimo e sensibile sulla vita di una giovane immigrata afgana, Donya, che cerca di costruire una nuova vita in California. Si trova così a lavorare in una fabbrica di biscottini della fortuna gestita da una coppia cinese: prima nella preparazione dei biscotti e poi, dopo l’improvvisa morte dell’anziana addetta, alla composizione dei testi da includere nei biscotti. La sceneggiatura, firmata da Jalali e Carolina Cavalli, si distingue per l’abilità nel bilanciare il dramma esistenziale con momenti di ironia e leggerezza, facendo emergere la complessità delle esperienze umane con tocco sottile e umoristico.
  2. Stile visivo affascinante in bianco e nero: Il film è girato in un raffinato bianco e nero che amplifica il senso di isolamento e alienazione di Donya, creando un’atmosfera suggestiva e minimalista. Ogni interazione, per quanto semplice, acquista un peso emotivo grazie alla fotografia evocativa di Laura Valladao, rendendo ogni inquadratura ricca di dettagli simbolici.
  3. Personaggi unici e relazioni autentiche: In Fremont, ogni personaggio ha uno spazio per essere esplorato, dalla protagonista ai personaggi secondari. Le interazioni di Donya con i vari individui che incontra – colleghi, vicini, il suo capo o lo psichiatra – sono rappresentate con cura e umanità, rivelando le connessioni profonde che possono nascere anche tra persone apparentemente diverse.

“Fremont” è una chicca cinematografica che combina sensibilità sociale, estetica ricercata e uno sguardo autentico sul tema dell’immigrazione.

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